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È stato pubblicato su "Archivio di Etnografia" il mio saggio: 
MUSICHE A MEMORIA-Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca,
divulgazione e multimedia
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Canti e cultura tradizionali nel Tesino
A cura di Morelli, R., Sanguanini B., Sassu P., Sorce Keller M.
Anno 1983
Franco Angeli editore

Segnalazione
Premio ITAS del libro di montagna - 13ª edizione, Trento, 1984



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Tesino è una ristretta valle-altopiano della parte orientale Trentino che ha nella Valsugana la naturale via di collegamento tra l’asta alpina dell’Adige e la pianura veneta. Ma Tesino, più che luogo, è la “patria” e il nome di una collettività sociale che ha prodotto costumi e tradizioni alla luce di una particolare storia e con una propria idea di comunità. I tesini hanno conosciuto il passaggio da una vita materiale a una vita economica organizzando il loro destino prima con un’economia agro-silvo-pastorale, poi con un commercio ambulante per le contrade del mondo e, infine, con il turismo.Le evoluzioni della “micro-storia” sono state rese accettabili alla comunità dalle rappresentazioni di cultura elaborate sia dalla memoria collettiva sia dalle testimonianze della “classe colta”. La letteratura riguardante le tradizioni popolari tesine è varia a articolata, ma nello stesso tempo, è costituita da contributi che considerano argomenti circoscritti e specifici. Da qui l’esigenza di dare organicità alle varie fonti scritte, usando come momento integrativo anche fonti orali registrate sul campo nel corso della ricerca.Nel consistente patrimonio etnografico va segnalato il Tratto marzo (ancora in funzione secondo modalità tradizionali), il Biagio delle Castellare (uno dei più importanti esempi di processo e condanna di Carnevale), le usanze di fidanzamento nuziali, quelle funerarie, il repertorio di balli, il costume tradizionale.
I canti dell’area tesina costituiscono un test di notevole rilievo per giungere ad una compiuta e approfondita conoscenza della tradizione orale del Trentino. Il repertorio è molto vasto e ricco di riscontri con la tradizione musicale popolare delle regioni settentrionali. L’utilità dell’analisi e della pubblicazione del repertorio tesino risulterà tanto più significativa se si terrà presente che è la prima pubblicazione organica del repertorio musicale orale di una comunità trentina. Per quanto paradossale possa sembrare, il Trentino risulta poco conosciuto agli studiosi e al pubblico più vasto in conseguenza dell’ampia diffusione di canti sempre elaborati secondo lo stile e il “gusto” S.A.T., mai secondo le modalità stilistiche formali della tradizione popolare.







Identità musicale della Val dei Mòcheni
Canti e cultura tradizionali  di una comunità alpina mistilingue
Anno 1996
Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, Istituto Culturale Mòcheno Cimbro

CARDO D'ARGENTO
Premio ITAS del libro di montagna - 26ª edizione, Trento, 1997

PREMIO ETNIA ARBERESCE
6ª edizione, Museo della cultura Arberesce, San Paolo Albanese (PZ), 1999

PREMIO COSTANTINO NIGRA
1ª edizione, Torino-Castelnuovo Nigra, 1999

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La ricerca è stata condotta in Val dei Mòcheni, isola etnico-linguistica tedesca del Trentino orientale, a più riprese (dal 1981 al 1996), e si è articolata in diverse fasi. Inizialmente l’attenzione era rivolta agli aspetti di natura più strettamente antropologica, legati allo studio preliminare per i due film etnografici sulle due comunità alloglotte, rispettivamente Palù e Fierozzo S. Felice. L’indiscutibile vitalità del ciclo simbolico-rituale e della cultura tradizionale, ha rafforzato la convinzione che la Val dei Mòcheni potesse rappresentare un “magnifico laboratorio”, non soltanto per provare a tracciare un profilo non episodico della vita musicale in una comunità alpina plurilingue, ma anche per tentare un confronto e una verifica di eventuali differenze di carattere musicale fra gli insediamenti alloglotti germanofoni del versante sinistro rispetto a quelli romanzi del versante destro e più in generale dell’intero territorio trentino. Sulla base di queste considerazioni preliminari è stato presentato nel 1986 un primo progetto di ricerca al Museo degli usi e costumi della gente trentina di S. Michele all’Adige, che prevedeva una serie di campagne di rilevamento, effettuate "sul campo" esclusivamente da Morelli. Questa prima fase si è conclusa alla fine del 1987, con esiti talmente positivi da proporre al M.U.C.G.T. di S. Michele all’Adige un ulteriore progetto di completamento e allargamento della ricerca, con il coinvolgimento di professionalità specifiche per ambiti d’indagine mirati: in particolare la Dr. Mag. U. prof. Gerlinde Haid (direttore dell’Institut für Volksmusikforschung presso la Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Vienna) per il repertorio nel registro linguistico mòcheno-tedesco; la prof. Placida Staro (Civica scuola di arte drammatica Piccolo teatro di Milano) per il repertorio coreutico; la prof. Marina Giovannini (Conservatorio di Bolzano) per le trascrizioni musicali su supporto informatico. Anche questa seconda fase, conclusasi nel 1992, è stata condotta nell’ambito dei progetti di ricerca sostenuti dal M.U.C.G.T. In questo periodo infatti non esisteva ancora l’Istituto Culturale Mòcheno Cimbro (fondato con legge provinciale n.18 del 31 agosto 1987), che in seguito ha comunque aderito al progetto, rendendone tra l’altro possibile la pubblicazione. Il materiale complessivamente raccolto nel corso della ricerca in Val dei Mòcheni comprende 521 documenti per un totale di circa 32 ore di registrazione. A queste vanno aggiunte le interviste e gli ulteriori documenti registrati "sul campo" da Placida Staro e Gerlinde Haid. Le campagne di rilevamento sono state effettuate nei cinque paesi mòcheni alloglotti germanofoni del versante vallivo sinistro e nei due romanzi del versante destro. La raccolta non si è volutamente limitata ai materiali più arcaici e suggestivi, bensì ha inteso mostrare la reale consistenza di un repertorio plurilingue, evidenziando i tratti “tipici” della rispettiva cultura musicale accanto alle affinità sia con l’area cisalpina italiana che con quella germanofona a nord delle alpi.
Nell’impossibilità di pubblicare tutti i canti registrati "sul campo", sono stati selezionati per la trascrizione musicale e la pubblicazione 131 titoli per complessive 269 varianti. A queste vanno aggiunte le 78 lezioni (21 delle quali con trascrizione musicale) nel registro linguistico mòcheno-tedesco, riportate nel saggio di Gerlinde Haid. In totale dunque 290 trascrizioni musicali per 209 titoli e 347 varianti.
Al volume è allegato un CD con una selezione di 32 brani, articolati nei tre registri linguistici (rispettivamente mòcheno-tedesco, epico-lirico, latino) ed in due tipologie repertoriali: i canti rituali e la musica strumentale.

Dalla prefazione di Pietro Sassu


Questa ponderosa monografia sulle tradizioni orali dei Mòcheni offre finalmente un quadro completo delle forme di comunicazione di una comunità alpina plurilingue, più volte visitata da studiosi di scienze sociali con esiti che aprivano squarci su una cultura che appariva “promettente” per “ulteriori approfondimenti” quasi mai portati a termine…

Lo specifico significato di questo contributo è da segnalare nel valore della documentazione prodotta, poiché soltanto una ricerca etnomusicologica così puntuale, spesso minuziosa, poteva dare conto delle differenze fra gli insediamenti alloglotti germanofoni del versante vallivo sinistro, rispetto a quelli romanzi del versante destro. Dal punto di vista linguistico questo era già stato osservato, documentato e valutato non superficialmente (per tacere di altri basterà ricordare i contributi di studiosi come Pellegrini e Battisti), ma tutto assume ben altro rilievo quando si può arricchire il quadro con puntuali riscontri musicali. Ne deriva che il valore indiscutibile, e l’utilità, di questo libro è da ricercare soprattutto nella opportunità di conoscere la ricchezza e la varietà del repertorio mòcheno, di consistente interesse in tutte le sue espressioni e forme.

I canti della Stéla, sorprendentemente numerosi e differenziati nel profilo melodico e, spesso anche nel testo verbale, non soltanto assumono un ruolo cruciale nei dispositivi di socializzazione, ma identificano anche, con netta evidenza, le due componenti romanza e alloglotta germanofona. Ancora più notevole è che tra i due gruppi si possano segnalare diversità per specifici tratti musicali di ordine formale e stilistico. La sezione repertoriale più cospicua è quella del canto epico-lirico. Si può dire che per abbondanza di testi e numero di “varianti” (spesso scrupolosamente pubblicate, a beneficio degli studiosi) raramente si era avuta nozione di una concentrazione altrettanto densa di un’area così limitata. In particolare colpisce la persistenza, davvero rara, di una memoria molto viva dei singoli componimenti: non già, dunque, il labile ricordo di qualche verso disgregato ma la riattivazione mnemonica di un compiuto dispiegamento strofico della “storia” cantata. E specialmente questa forma di canto testimonia la piena appartenenza dei Mòcheni a quella vasta area settentrionale (dalle Alpi alla pianura padana) contrassegnata da una peculiare circolazione di testi, melodie e, talvolta, di modalità esecutive polivocali. Questi aspetti, tra l’altro, risultano ampiamente evidenziati da trascrizioni musicali non generiche e attente ai più marcati tratti stilistici… Inedito e di notevole rilievo è inoltre lo studio sui testi verbali utilizzati: la scoperta e la datazione della raccolta Michi hanno infatti consentito di affrontare con documenti di prima mano la questione della derivazione da fonti scritte di canti devozionali di larga circolazione orale. Derivazione finalmente databile quantomeno alla seconda metà del Seicento ed in taluni casi anche ad un secolo prima, al periodo cioè immediatamente successivo al Concilio di Trento.
Anche la documentazione nel registro linguistico mòcheno-tedesco raccolta da Carpitella e Lottersberger nel 1969, dopo le necessarie verifiche “sul campo”, aspettava di essere valutata col dovuto rilievo: è un indiscutibile merito di Morelli avere ottenuto per questo aspetto la preziosa collaborazione di Gerlinde Haid, attraverso un proficuo lavoro di ricerca comune “sul campo”, che inaugura tra l’altro una promettente stagione di rinnovate relazioni scientifiche fra studiosi al di qua e al di là delle Alpi. L’autorevole etnomusicologa austriaca, dopo un’attenta valutazione della raccolta di Carpitella e Lottersberger, ha così scelto 46 documenti (fra i 78 presi complessivamente in esame nel suo saggio) da trascrivere e analizzare per rendere evidenti in modo finalmente non generico le profonde peculiarità etniche delle gente mòchena.


 



Premio "Enzo Cumer" 2009

Il premio, istituito dall’Associazione Culturale Coro Città di Ala, è destinato a chi si è particolarmente distinto nel mondo del canto popolare, nello studio e nella ricerca musicologica del patrimonio popolare trentino. Per la prima edizione di questo riconoscimento, il Coro Città di Ala ha deciso di assegnare il premio all’etnomusicologo trentino

Renato Morelli

già giornalista RAI, autore di numerose ricerche etnomusicologiche sulle minoranze etnico-linguistiche del Trentino

Cerimonia di premiazione il 22-5-2009, presso il Palazzo Pizzini di Ala.

2009-05-22 Trentino
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2009-05-13 Trentino
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