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È stato pubblicato su "Archivio di Etnografia" il mio saggio: 
MUSICHE A MEMORIA-Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca,
divulgazione e multimedia
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Sono usciti finalmente il DVDbook VOCI ALTE-Tre giorni a Premana (Fondazione Levi, VE), e il CDbook STELLE, GELINDI, TRE RE (Nota, UD); per info e prenotazioni (a prezzo scontato) mandatemi una mail.

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VOCI ALTE Tre giorni a Premana

Fotografia Alessandro Cristofoletti, Stefano Menin, Renato Morelli, Luigi Tonezzer
Fonico e montaggio
Stefano Menin
Durata
44'
Formato video
PAL
Formato proiezione
mini HDV 1080/50i
Schermo
16:9
Versioni
italiano, inglese, tedesco, francese
Regia e produzione
Renato Morelli
Anno 2011

Premio

Gran Prix Golden Turon

Ethnofilm Cadca 2012

Rassegna stampa
Guarda il trailer

 

 

Selezioni

-ICTM Study Group. Tiranë, Albania, 22-29 aprile 2012

-XVIII Film Festival della Lessinia, 18-26 agosto 2012

-Swiss Mountain Film Festival, 18-25 agosto 2012

-Traditional Polyphony.Tbilisi, Georgia, 24-28 setembre 2012

-Religion Today Filmfestival, Trento, 12-24 ottobre 2012

-Days of Ethnographic film, Ljubljana, 14 marzo 2013

continua…

Premana, il più alto paese della Valsassina (Nord Italia, provincia di Lecco), è stato oggetto un’ampia ricerca etnomusicologica promossa dalla Regione Lombardia, condotta sul campo nella seconda metà degli anni Settanta da un gruppo di studiosi coordinati da Pietro Sassu. Gli esiti di questa ricerca rappresentano a tutt’oggi il contributo più importante elaborato da Sassu sull’etnomusicologia alpina, punto di riferimento obbligato per tutti gli studi successivi.

Premana è il maggior produttore mondiale di forbici. Oltre all'artigianato del ferro e dei coltelli, vanta una particolare tradizione di canto polivocale, che esplode in alcuni giorni del ciclo dell'anno. Una peculiarità esclusiva di Premana è il Tìir,uno stile di canto urlato, potente, lento e sostenuto, nella tessitura acuta, al limite del grido. Il film documenta i tre giorni più significativi per la tradizione del canto premanese: Past (8 augusto), Corpus Domini(6 giugno) Tre Re (5 gennaio).


Primo giorno: PAST (8 agosto)
Nelle montagne sopra Premana ci sono 12 alpeggi. Durante la stagione estiva le donne e i bambini si trasferiscono qui, per pascolare il bestiame, lavorare il latte, fare il burro e il formaggio. Al termine del periodo di monticazione, ogni alpeggio organizza il PAST, un grande pasto rituale, al quale partecipano gli alpigiani locali e limitrofi. Dopo il pranzo inizia la festa, con l’esplosione dei canti tradizionali che coinvolge tutta la comunità e che dura fino a notte inoltrata.


Secondo giorno: CORPUS DOMINI (6 giugno)

Per la processione del Corpus Domini, il centro storico di Premana subisce in pochissimo tempo una trasformazione radicale. Fin dalle prime ore del mattino, tutto il percorso processionale viene interamente ricoperto e addobbato con drappi, lenzuola, tendaggi, quadri, pizzi, fiori freschi.
La processione è aperta dalle antiche confraternite. I canti sono quelli previsti dalla liturgia.
Conclusa la processione, prima di pranzo tutti gli addobbi vengono velocemente smontati.

Terzo giorno: TRE RE (5 gennaio)
La vigilia dell'Epifania, i “coscritti” ventenni, a cavallo, vestiti da Re Magi, guidano il corteo dei cantori attraverso le vie del centro storico. Ad ogni fermata viene intonato il tradizionale canto di questua, eseguito con grande intensità da tutta la comunità.
Il giorno dell'Epifania, il canto dei Tre Re esplode per l'ultima volta all'interno della chiesa, coinvolgendo tutte le "voci alte" di Premana.

 

Gallery

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L'ALBERO E LA MASCHERA
Due Carnevali in Alta Val di Cembra

testo e regia Renato Morelli
fotografia Claudio Andreatta, Antonio De Castel Terlago, Giorgio Salomon
montaggio Federico Mazzoleni
musica Armando Franceschini
anno 1981
durata Prima parte: 28'; parte seconda: 26'

formato Pellicola 16 mm. invertibile, sep.mag
produzione RAI, sede di Trento

Premio
Arge Alp
29° Filmfestival 
Trento, 1981


Rassegna stampa

continua…

Riferimenti: 1980, Valfloriana: carnevale dei Matòci; Grauno, Val di Cembra: carnevale dell'albero

Prima parte - I matòci di Valfloriana
La mascherata itinerante attraverso le tredici frazioni del comune di Valfloriana comprende una serie di personaggi che sono nell'ordine: i Matòci, gli Arlechìni, i Sonadori, il corteo degli Sposi con le Bèle, i Paiaci. Uno tra i maggiori motivi di interesse di questo carnevale è rappresentato dalla funzione vitale e pienamente conservata, che vi esercitano le splendide maschere di legno, opera di scultori locali.
I primi ad arrivare in paese, annunciando la loro venuta con un grosso campanaccio legato attorno ai fianchi, sono i Matòci, detti anche Barba; indossano un costume ricavato da un abito comune sul quale vengono cuciti in vario modo pizzi, nastri colorati, fiocchi, ricami, coccarde, etc.; il viso è coperto da maschere di legno dette Facére.
All'inizio del paese il matòcio, trova la strada sbarrata da alcuni paesani che lo sottopongono al cosiddetto contrèst, un interrogatorio incalzante e strampalato teso a scoprirne l'identità e la provenienza; il tentativo risulta pero difficile poiché il matòcio risponde solo con la voce alterata in falsetto modificata ulteriormente dalla cassa di risonanza fornita dalla maschera in legno.
Arrivano quindi gli Arlechìni che hanno il compito di precedere il corteo facendo inchini e danzando, sostenuti dalle fisarmoniche dei Sonadori.
Il costume degli Arlechìni è molto colorato; su fondo bianco sono cuciti in lungo e in largo nastri colorati, pezzi di stoffa, pizzi, ricami, coccarde, fiori di seta ecc.
Il resto della compagnia mascherata comprende il corteo nuziale e in coda i Paiaci, che portano maschere di legno intenzionalmente deformi, facendo la pantomina dei lavori quotidiani, vistosamente esagerati.
Terminata la "visita" alle singole frazioni la mascherata si conclude con il ballo finale.
Il film documenta il ciclo completo della mascherata itinerante attraverso le tredici frazioni del comune di Valfloriana, la vestizione del Matòcio e dell'Arlechìn (affidata tradizionalmente alle donne di famiglia), la scultura di una maschera lignea da Matòcio, i balli degli Arlechini.

Parte seconda - L' albero di Grauno
A Grauno l'organizzazione delle varie fasi del carnevale spetta tradizionalmente ai coscritti che in questo modo siglano il loro ingresso attivo nella società: il comune, da parte sua, garantisce la copertura finanziaria, destinando ai coscritti un apposito lotto di legname che verrà messo all'asta.
Carnevale inizia dopo l'Epifania e a Grauno non si perde tempo: la notte stessa i coscritti legano alle quattro fontane del paese i fusti di pino simbolo del carnevale iniziato.
Il martedì grasso ha luogo il carnevale vero e proprio che, articolato in diverse fasi, copre l'intero arco della giornata.
Il pino più maestoso della selva viene trascinato con due grosse funi fin sulla piazza del paese dove ha luogo la commedia, preparata in gran segreto dai coscritti e che, qualunque sia il soggetto rappresentato, si conclude sempre allo stesso modo: al termine di un sommario processo il colpevole (l'ultimo sposo dell'anno) viene condannato a battezzare il pino che da questo momento diventa ufficialmente la personificazione di Carnevale.
L'albero viene quindi trascinato attraverso le strette viuzze del paese fin sul Dòs del carneval dove viene innalzato e piantato. Nel pomeriggio, mentre impazza il ballo, i coscritti procedono all'addobbo del pino utilizzando vecchi pneumatici e fasci di paglia.
La sera dopo il suono dell'Ave Maria, il corteo dei Grauneri raggiunge il Dos del carneval per la fase conclusiva della festa: l'ultimo sposato dell'anno accende l'albero, un grande falò osservabile da tutta la Val di Cembra.


Foto di scena

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SANTI SPIRITI E RE
Tradizioni natalizie fra i ladini di Fassa

regia Renato Morelli
consulenza scientifica Cesare Poppi
fotografia Sandro Boni, Giorgio Salomon
montaggio Walter Bellagente
anno 1982
durata 29'
formato Pellicola 16 mm., negativo, sep.mag.
produzione RAI, sede di Trento, in collaborazione con l'Istituto Culturale Ladino Majon di Fasegn, Vigo di Fassa

Selezioni
- Festival dei Popoli, Firenze 1983
- Cinema e Antropologia, Milano1984, Teatro dell'Elfo
- Materiali di Antropologia visiva (MAV), Roma, 1985
- Scuola del Piccolo Teatro
, Milano, 1985-86
- Canto popolare nell'arco alpino, Ascona, 1985
- New Times new Tools
, Marsiglia, 1987
- Regard sur le societes europeennes
, Budapest, 1987
- Musica dei popoli
, Firenze, 1987
- International Council for Traditional Music, Orta, 1988
- National Museum of Ethnology, Osaka, Giappone.

Premio

Scoiattolo d'oro

Festival dell'immagine televisiva, Cortina, 1987






continua…

Riferimenti: 1981-82, Penia, Val di Fassa: ciclo rituale deiTrei Rees, S. Nicolò, e Pèsca tofègna.

Il film documenta alcune usanze natalizie fassane ancora in funzione secondo modalità tradizionali: la visita dei Tre Re Magi con il canto della stella, S. Nicolò, e la Pèsca tofègna.
In Val di Fassa la rituale visita dei Trei Rees, che si svolge nel periodo da Natale all'Epifania, vede protagonisti i bambini (a differenza di altre zone dell'arco alpino dove il coro può essere formato da giovani e da adulti) che per l'occasione vestono costumi ricavati dall'abito femminile tradizionale.
I Re Magi, portando una stella girevole di cartone e specchi, visitano case e alberghi ,eseguendo il tradizionale canto di questua e ricevendo in cambio doni.
Se i bambini sono i protagonisti attivi delle rappresentazioni dei Re Magi, svolgono invece un ruolo passivo nel rituale di S.. Nicolò.
A Penia, la vigilia del 6 dicembre i bambini scrivono lettere al Santo, nelle quali esprimono i loro desideri e pregano S. Nicolò di dimenticare le mancanze da essi commesse nel corso dell'anno.
La sera successiva un sinistro suono di catene comincia a farsi sentire nelle strade del paese ,quando il Diavolo si scatena a caccia di bambini. Il Diavolo di norma precede gli altri due personaggi della tradizione:un Angelo in candide vesti, col viso coperto da un velo ed una gerla piena di doni e il Santo stesso, nelle solenni vesti episcopali completo di mitra e pastorale. Richiamato ad un certo punto il Diavolo all'ordine, il corteo inizia le visite nelle case. Giunto alla presenza dei bambini, San Nicolò li interroga sul loro comportamento, mentre il Diavolo freme in un agolo trattenuto però dalla mano ferma e benevola del Vescovo.
Alla fine di un interrogatorio che assume spesso toni drammatici per la costante presenza del Diavolo, il Santo invita i bambini ad inginocchiarsi ed a pregare. Finalmente egli estrae dalla gerla dell'Angelo i doni tanto attesi, e, dopo aver ammonito ancora una volta i bambini a comportarsi in maniera ineccepibile, lascia la casa per proseguire il suo giro di visite. Dall'oscuro sostrato delle religioni pagane ci perviene non solo il rituale di S. Nicolò, ma anche una lunga serie di tradizioni popolari del periodo natalizio che culminano nelle credenze relative alla dodicesima notte dopo il Natale.

Usanza di Pèsca Tofègna è la benedizione che, la vigilia dell'Epifania,accompagna la scrittura dei monogrammi dei Re Magi sulle porte di stalle e di abitazioni; motivo di scongiuro contro le forze del male che nella dodicesima notte raggiungono il massimo della loro potenza.




LA MASCHERA È LO SPECCHIO
Il carnevale ladino di Fassa

regia Renato Morelli
consulenza scientifica Cesare Poppi
a cura di Maria Serena Tait
fotografia Sandro Boni, Giorgio Salomon, Toni Rizzi
montaggio Giorgio Pozzi
anno 1983
durata Prima parte: 36'; seconda parte: 23'; totale 58'
formato Pellicola 16 mm. negativo, sep.mag.
produzione RAI, sede di Trento

in collaborazione con Istituto Culturale Ladino Majon di Fasegn, Vigo di Fassa
versioni Italiano, Inglese

Selezioni

-
Il Mondo alla rovescia, Nuoro, Museo Etnografico, 1984
- Le Cinéma leve le Masque, Parigi Montreuil, 1985
- Materiali di Antropologia visiva (MAV), Roma, 1985
- Scuola del Piccolo Teatro, Milano, 1985-86
- Canto popolare nell'arco alpino, Ascona, 1985
- New Times new Tools, Marsiglia, 1987
- Regard sur le societes europeennes, Budapest, 1987
- International Council  for Traditional Music, Orta, 1988
-
Il Carnevale, Ministero Turismo e Spettacolo, Roma, 1989
- National Museum of Ethnology, Osaka, Giappone

Premio
Maschera d'argento
Festival du Film International sur le Carnaval et la Fête, Nizza 1984

continua

Riferimenti: 1982, Penia e Campitello, Val di Fassa:
carnevale tradizionale ladino


Parte prima - La tradizione: Penia
A Penia il carnevale ladino di Fassa ha conservato inalterate alcune caratteristiche proprie del rito tradizionale. Personaggi indispensabili alla formazione di un corteo mascherato sono il Bufon, il Laché, i Marascons. La scultura delle splendide maschere lignee facères, opera di artigiani locali, occupa le settimane precedenti l'apertura del carnevale (16 gennaio).  L'annuncio della mascherèda (che può essere ripetuta più volte senza date fisse ad eccezione del martedì e giovedì grasso) viene portato dal Laché e dal Bufon in tutte le case di Alba e Penia.
La sera, nell'edificio delle vecchie scuole elementari, si svolge la parte principale della mascherata. Dopo la formula d'ingresso recitata dal Laché, irrompe il Bufon; che offende in rima le sue vittime mettendo in piazza ciò che mariti e amanti hanno elaborato in secoli di cultura antifemminile. Dopo il ballo dei Marascons, (le grandi maschere) con le cinture cariche di campanacci di bronzo fatti risuonare a passi di danza, ha luogo la Mascherèda, una delle espressioni più caratteristiche della tradizione drammatica in lingua ladina. A commedia finita inizia la baraonda finale delle maschere che si dividono in belli e brutti: vengono rappresentati in maniera grottesca ed esagerata i mestieri agricoli ed artigiani, raggiungendo il culmine dello scherno nel Bal del barbier.  Alla fine i suonatori avviano il ballo generale che, protraendosi fino a notte inoltrata, segna la fine delle celebrazioni di carnevale.

Parte seconda - Fra tradizione e mutamento sociale: Campitello, Vigo, Moena
A Campitello il carnevale ha luogo nella piazza, su un palcoscenico dove la comunita presenta se stessa ad un pubblico composto in larga misura da estranei e che quindi priva il Bufon del suo ruolo rituale.
Accanto ai tradizionali Bufon, Marascons, Laché (questi ultimi tengono in mano una maschera lignea dall'ambiguo carattere di giovane asessuato), partecipano alla sfilata la mascherata degli aratori, dei mestieri, le facéres da bel e da burt, i strions e la stries, e alcuni personaggi della tradizione fassana come ad esempio il Re de Sobèna protagonista del rituale della Baschia. Il corteo si conclude con il Molin da la veies (un vecchio mulino dove alcuni diavoli gettano delle vecchie che usciranno trasformate in graziose fanciulle).

A Moena, altro paese fassano dove il carnevale è in funzione, oltre ai Lonc' – maschere alte e bianche che spaventano i passanti – esistono degli arlecchini violenti ed aggressivi, mascherati con un velo al modo delle latine “larvae ”` precedenti dunque alle trasformazioni che a questa maschera ha imposto la commedia dell'arte.A Vigo di Fassa è stata allestita la mascherada del fum, un'antica pratica secondo la quale i giovani del paese affumicano ritualmente l'ex fidanzato in occasione delle nozze del partner che lo ha abbandonato.

L'imminente fine del carnevale è annunciata in serata da un grande falò, preparato in precedenza dai ragazzi del paese i quali danzano in festa attorno al fuoco incendiato a gara con quello dei paesi vicini.


LE STAGIONI DI LIZ
Ciclo del contadino in alta Val di Fassa

regia Renato Morelli
consulenza scientifica Cesare Poppi
fotografia Sandro Boni, Giorgio Salomon
montaggio Walter Bellagente
anno 1984
durata 45'
formato Pellicola 16 mm. negativo, sep. mag.
produzione RAI, sede di Trento,
in collaborazione con l’Istituto Culturale Ladino Majon di Fasegn,Vigo di Fassa

Selezioni
- Festival dei popoli
, Firenze, 1983
- Materiali di Antropologia visiva
(MAV) Roma, 1985
- Scuola del Piccolo Teatro, Milano, 1985-86
- Canto popolare nell'arco alpino, Ascona,1985
- New Times new Tools, Marsiglia, 1987
- Regard sur le societes europeennes, Budapest,1987
- International Council for Traditional Music
, Orta, 1988
- Donne e lavoro nelle società tradizionali,
4° Rassegna int. Nuoro, 1988
- Video Uomo 2
, Santarcangelo, 1990
- National Museum of Ethnology, Osaka, Giappone.

Premio

Arge Alp
Filmfestival Trento, 1984

Rassegna stampa

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Riferimenti: 1982, Penia, Val di Fassa: ciclo dell'anno contadino, testimoniato da Liz, ultima abitante di Vera, che in ladino significa campo posto in pendio

Liz vive dove è nata, ultima abitante di Vera, che in ladino significa campo posto in pendio, l'insediamento umano più alto del Trentino. Della trentina di anime che contava all'arrivo delle truppe italiane oggi è rimasta soltanto Liz.
Il film segue per un anno l'ultima abitante del villaggio, documentandone le tecniche di cultura materiale, la religiosità, i riferimenti simbolico-mitologici, la ritualità.
Il "commento parlato" viene condotto in prima persona da Liz, con le sue descrizioni, riflessioni, racconti.
Vengono così filtrate attraverso questa straordinaria testimonianza le tappe del ciclo dell'anno contadino in alta Val di Fassa:
• l'allevamento del bestiame,
• la raccolta del foraggio e il suo trasporto invernale a valle con le slitte tradizionali;
• il ciclo dell'orzo, dalla preparazione dei campi chiamata menèr tera (data la grande pendenza del terreno, la terra scivolata a valle durante le piogge autunnali ed il disgelo primaverile deve essere riportata a monte prima dell'aratura) alle operazioni di aratura (con l'aratro simmetrico fassano), erpicatura, semina, mietitura, trebbiatura (con i correggiati);
• gli appuntamenti del calendario liturgico particolarmente legati alle scadenze dell'anno contadino quali ad esempio la processione del Corpus Domini e il pellegrinaggio votivo via chel Crist;
• le occasioni rituali della religiosità popolare quali la visita dei Re Magi con il canto di questua della stella, e la Pèsca Tofègna (la benedizione che accompagna la scrittura dei monogrammi dei Re Magi sulle porte di stalle, abitazioni, fienili, la vigilia dell'epifania).



COSCRITTI
Riti di passaggio in alta Val dei Mòcheni

testo e regia Renato Morelli
fotografia Claudio Andreatta, Sandro Boni, Giorgio Salomon, Giorgio Runggaldier
montaggio Antonio Utzeri
anno 1986
durata 59'
formato Pellicola 16 mm. negativo, sep.mag.
produzione RAI, sede di Trento
versioni Italiano, Inglese

Selezioni
- Regards sur les societes européennes,
Budapest, 1987
- Musica dei popoli, Firenze, 1987.
- Cinema antropologico e religione, Loreto, 1986
- Royal Anthropological Institute Filmfestival, Manchester, 1990

Premio

Arge alp
34° Filmfestival Trento, 1986

Rassegna stampa

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Riferimenti: 1983-84, Palù, Val dei Mòcheni: un anno dei tre coscritti, classe 1966, protagonisti della Stéla e del carnevale dei Bèce

A Palù, in alta Val dei Mòcheni (isola etnico-linguistica germanofona del Trentino orientale), i Koskrötn – ossia i giovani entrati nel 18° anno di età – assumono un ruolo di animatori e protagonisti in tutte le più importanti celebrazioni del ciclo dell'anno, quali la Stéla, il carnevale dei Bèce, le processioni.
Il film segue per un anno i tre coscritti di Palù, classe 1966.
I preparativi per le feste di inizio anno prendono l'avvio nel mese di novembre quando viene allestito il Kront, l'addobbo tradizionale del cappello, elemento indispensabile per segnare il nuovo stato sociale dei coscritti, e che può essere calcato solo a partire dal giorno di Capodanno.
All'inizio di dicembre si forma una specie di "schola cantorum" dove i coscritti imparano i canti della stella dagli stelari, il gruppo di cantori che ogni anno organizza questa complessa cerimonia. I canti da imparare sono sette, sei in italiano, uno (il Puer natus) in latino e vengono eseguiti da due cori a carattere antifonale. Testi analoghi ricorrono in altre località dell'Italia settentrionale, ma in nessun luogo i canti sono altrettanto numerosi ed integri.
Il rito itinerante della stella occupa le giornate di S. Silvestro, Capodanno, Epifania, secondo modalità e percorsi fissati dalla tradizione.
Al corteo, il giorno dell'Epifania, si aggiungono i bambini che, con appositi sacchi ritirano di volta in volta il pane bianco offerto per le anime dei morti. A sua volta il capo degli Stelàri ritirerà la questua in denaro rispondendo con la formula “ringrazio Dio mille volte per le vostre povere anime”.
Nel periodo che va dall'Epifania al Carnevale i coscritti possono organizzare mascherate itineranti nelle singole case guidati da un accompagnatore che è anche garante per l'intera compagnia.
Ai Koskrötn è delegato a tutt’oggi il compito di scegliere i tre che dovranno impersonificare le maschere fondamentali del carnevale tradizionale di Palù: il Bècio/Vecchio, la Bècia/Vecchia, l’Oeartrogar/Portatore di uova.
Dopo il giro “perlustrativo” del lunedì grasso Fresser Mattò, il martedì grasso Vecia Tò il corteo mascherato visita tutte le frazioni del paese (seguendo l'analogo itinerario della stella) rappresentando di volta in volta la stessa sequenza di elementi rituali che comprende nell'ordine: il ballo, la semina, la questua, i testamenti, il lancio delle padelle.

Gli impegni ufficiali dei coscritti nell'anno della raggiunta maturità terminano in ottobre, quando portano in processione la statua della Madonna del Rosario.




L'ULIVO E LA MONTAGNA

testo e regia Renato Morelli
fotografia Sandro Boni, Giorgio Salomon
montaggio Walter Bellagente
anno 1987
durata 15'
formato Pellicola 16 mm., negativo, sep. mag.
produzione RAI, sede di Trento

Premio
Città di Trapani
IV Settimana del film antropologico, Università di Palermo, 1987

Rassegna stampa


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Riferimenti
1982, Penia, Val di Fassa; 1986 Limone sul Garda: preparazione dei campi

Verra, in alta val di Fassa (Dolomiti) è il più alto insediamento umano del Trentino (1700 metri). Alla fine di aprile, mentre nelle fertili pianure del centro-sud il grano comincia a maturare, a queste altezze è appena il tempo di preparare i campi con  particolari tecniche di cultura materiale, ancor oggi in funzione secondo modalità tradizionali. In questo contesto il ramo d'ulivo assume un particolare ruolo simbolico rituale.
Puntata della serie televisiva Patrimoine d'Europe - Memoires regionales, promossa dalla Commission des Communautés Européennes (C.C.E.) e dalla televisione R.T.B.F. di Bruxelles in collaborazione con 12 enti Radiotelevisivi europei.



IL PINO DI GRAUNO

testo e regia Renato Morelli
fotografia Claudio Andreatta, Antonio De Castel Terlago
montaggio Walter Bellagente
anno 1987
durata 15'
formato Pellicola 16 mm., invertibile, sep.mag.
produzione RAI, sede di Trento

Premio
Città di Trapani
IV Settimana del film antropologico, Università di Palermo, 1987

Rassegna stampa


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Riferimenti
1981, Grauno, Val di Cembra: carnevale tradizionale dell'albero

A Grauno l'organizzazione delle varie fasi del carnevale spetta tradizionalmente ai coscritti che in questo modo siglano il loro ingresso attivo nella società: il comune, da parte sua, garantisce la copertura finanziaria, destinando ai coscritti un apposito lotto di legname che verrà messo all'asta.
Carnevale inizia dopo l'Epifania e a Grauno non si perde tempo: la notte stessa i coscritti legano alle quattro fontane del paese i fusti di pino simbolo del carnevale iniziato.
Il martedì grasso ha luogo il carnevale vero e proprio che, articolato in diverse fasi, copre l'intero arco della giornata.
Il pino più maestoso della selva viene trascinato con due grosse funi fin sulla piazza del paese dove ha luogo la commedia, preparata in gran segreto dai coscritti e che, qualunque sia il soggetto rappresentato, si conclude sempre allo stesso modo: al termine di un sommario processo il colpevole (l'ultimo sposo dell'anno) viene condannato a battezzare il pino che da questo momento diventa ufficialmente la personificazione di Carnevale.
L'albero viene quindi trascinato attraverso le strette viuzze del paese fin sul Dòs del carneval dove viene innalzato e piantato. Nel pomeriggio, mentre impazza il ballo, i coscritti procedono all'addobbo del pino utilizzando vecchi pneumatici e fasci di paglia.
La sera dopo il suono dell'Ave Maria, il corteo dei Grauneri raggiunge il Dos del carneval per la fase conclusiva della festa: l'ultimo sposato dell'anno accende l'albero, un grande falò osservabile da tutta la Val di Cembra.
Puntata della serie televisiva Patrimoine d'Europe - Memoires regionales, promossa dalla Commission des Communautés Européennes (C.C.E.) e dalla televisione R.T.B.F. di Bruxelles in collaborazione con 12 enti Radiotelevisivi europei.



Gallery

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LA DANZA DEGLI ORI
Il carnevale tradizionale di Ponte Caffaro

regia Renato Morelli
consulenza scientifica Placida Staro
fotografia Claudio Andreatta, Giorgio Salomon
montaggio Antonio Utzeri
anno 1988
durata 55'
formato Pellicola 16 mm. negativo, sep. mag.
produzione RAI, sede di Trento
versione Italiano, Inglese.

Selezioni
- Bilan du Film Ethnographique
, Parigi, Musee de l'Homme, 1988
- Filmfestival, Trento, 1988
- International Congress of Anthropological Sciencs, Zagabria, 1988 - Volkskultur und Rundfunk , Salzburg, 1989
- Teatro Cinema
, Blenio (Zurigo), 1989
- Royal Anthropological Institute Filmfestival
, Manchester, 1990

Premio

Miglior film in pellicola
VI Rassegna Internazionale di Documentari Etnografici e Antropologici, Nuoro, 1992

Rassegna stampa

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Riferimenti: 1986, Ponte Caffaro, bassa Val del Chiese: aspetti antropologici, etnomusicologici ed etnocoreutici del carnevale Caffarese

Il film presenta i risultati di una ricerca sul campo, relativa agli aspetti antropologici, etnomusicologici ed etnocoreutici del carnevale di Ponte Caffaro, frazione di Bagolino, un comune di frontiera fra le province di Brescia e Trento.
In questi due piccoli centri di montagna si tramanda un carnevale che costituisce una singolare sintesi, non solo di quelli più arcaici dell'arco alpino e dell'Europa centrale, ma anche di quello, più galante, di Venezia.
Elemento centrale di questo carnevale è la Compagnia dei ballerini, che si esibisce per le vie del paese soltanto nelle giornate di lunedì e martedì grasso.
Contrapposti ai belli ed eleganti ballerini, i mascher, (altra presenza fondamentale del carnevale bagosso) brutti e licenziosi, effettuano parodie ed aggressioni di valenza sessuale.
Il film presenta i risultati di una ricerca sul campo, relativa agli aspetti antropologici, etnomusicologici ed etnocoreutici del carnevale Caffarese.
La prima parte è dedicata al lunedì grasso e al giro della compagnia (ancora in funzione secondo modalità tradizionali) attraverso le zone periferiche del paese; la seconda al martedì grasso ed alle trasformazioni introdotte dai processi di mutamento sociale ed economico, che hanno investito la comunità caffarese.
In particolare il film documenta i vari elementi costitutivi di questa festa: il repertorio dei balli, la preparazione del costume di ballerino, la realizzazione della maschera e del cappello, la locale attività di liuteria popolare, le prove dei suonatori gli ultimi giovedì di carnevale, le prove della compagnia, i mascher, la compagnia dei bambini, la sfilata dei carri, etc.
Un momento specifico è dedicato all'analisi ed ad una possibile decodifica di questo repertorio coreutico, non attraverso una descrizione minuziosa del disegno coreutico relativo ad un singolo ballo, ma tentando di individuare e isolare gli elementi di base dell'intero repertorio, quali ad esempio i passi, le segnacole, la tipologia delle figurazioni, degli intrecci e degli scambi.
Particolare attenzione è anche rivolta alle dinamiche culturali e so ciologiche che hanno caratterizzato nel tempo, la costituzione, lo sviluppo e l'evoluzione delle compagnie, del capo-ballerini e dei suonatori.



SU CONCORDU (IL CORO)
Settimana santa a Santulussurgiu (OR)

regia Renato Morelli
fotografia Claudio Andreatta, Virgilio Gravano, Filippo Vitti
montaggio Elena Civardi
consulenza scientifica Petro Sassu
anno 1988
durata 55'
formato Pellicola 16 mm. negativo, sep. mag.
produzione RAI, DSE Dipartimento scuola-educazione e sede di Trento
versioni Italiano, Francese, Inglese

Selezioni
- Materiali di Antropologia Visiva
(MAV), Roma, 1989
- Kultur tage
, Lana, 1989
- Confraternite
, Viterbo, 1989
- Tradizione orale e canto popolare
, Laives, 1989
- Isole
, 4° Rassegna int., Nuoro, 1990
- Royal Anthropological Institute Filmfestival, Manchester, 1990

Premio

E. Fulchignoni
8° Bilan du Film Ethnographique, Parigi 1989

Rassegna stampa




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Riferimenti: 1988, Santulussurgiu (OR), Sardegna: Su concordu, il coro della Confraternita, ha il compito di accompagnare tutti gli atti drammatico-rappresentativi della settimana santa

A Santulussurgiu, paese della Sardegna centro-occidentale, le cerimonie popolari religiose della Settimana Santa sono tradizionalmente affidate alla Confraternita del Rosario. Su concordu, il coro della Confraternita, ha il compito di accompagnare tutti gli atti drammatico-rappresentativi di questa complessa ritualità popolare.
In Sardegna il cantare "in coro" (inteso come piú esecutori per ciascuna parte) è quasi un nonsenso; il termine su concordu indica sempre e comunque una somma di solisti, in questo caso quattro cantori specializzati (bassu-oghe-contra-falsittu), membri attivi della confraternita. I canti eseguiti dal concordu sono il Miserere (salmo 50) in latino, e alcuni gosos, laudi in lingua sarda.
Il film documenta le quattro giornate decisive per i canti della Settimana Santa a Santulussurgiu: il mercoledí-giovedí-venerdí santo, la domenica di resurrezione.
Mercoledí santo, i membri della Confraternita preparano i simulacri del Cristo morto e della Madonna, nell'Oratorio del Carmine.
Giovedí santo, nella Chiesa Parrocchiale la Confraternita rappresenta l'episodio dell'ultima cena; ciascun apostolo porterà a casa il vino e il cibo benedetti. Il priore esegue la lavanda dei piedi. Terminata la messa il clero si reca all'Oratorio del Carmine dove su concordu esegue il primo versetto del miserere. Si forma quindi la processione per trasportare i simulacri del Cristo e della Madonna verso la Chiesa Parrocchiale. Qui il predicatore rievoca la passione e morte di Gesú; l'episodio della crocifissione è sottolineato dall'inalberamento della croce, rappresentato dai membri della Confraternita, mentre su concordu esegue altri versetti del miserere.
Venerdí santo, terminata la liturgia ufficiale, il clero va all'Oratorio della Confraternita. Processionalmente vengono trasportate alla Chiesa Parrocchiale le attrezzature per la paraliturgia de s'iscravamentu (deposizione). Il predicatore, nel ricordare la deposizione di Cristo, guida il dramma silenzioso. Lo recitano alcuni membri della Confraternita, due dei quali impersonano Giuseppe D'Arimatea e Nicodemo. A commento dell'azione su concordu esegue i gosos, laudi in lingua sarda. Il Cristo morto e l'Addolorata vengono quindi portati in processione per le vie del paese, accompagnati dal canto del Miserere. Raggiunto l'Oratorio del Carmine il Cristo morto viene lasciato alla devozione popolare. Conclusi gli atti di contrizione i Confratelli ripongono il simulacro di Cristo nell'urna che lo custodirà sino al mercoledí santo dell'anno successivo.
Piú tardi, in sacrestia, si danno convegno gruppi di cantori anziani e di giovani apprendisti. Il confronto, che si effettua sul Miserere e i gosos, consente di individuare il nuovo concordu, che verrà chiamato, quando sembrerà opportuno, a sostituire quello in carica. Dopo la mezzanotte, abbandonati i canti religiosi, inizia la fase esplicitamente profana della festività, con esibizioni canore che si protraggono sino all'alba.
Domenica di resurrezione. L'incontro di Gesú risorto con la Madonna, conclude gli atti drammatico-rappresentativi della Settimana Santa affidati alla Confraternita del Rosario.
La larga presenza di canti liturgici popolari in Sardegna è una testimonianza soltanto parziale di una tradizione cospicua (della quale Santulussurgiu rappresenta un momento esemplare), nonostante sia stata negli ultimi anni fortemente ridimensionata in conseguenza dell'estinzione di molte Confraternite e dell'ostilità di Vescovi e Parroci.
In quasi tutte le località agricole e nei centri con struttura urbana vi erano Confraternite (assenti, invece, nei paesi di prevalente economia pastorale, come ad esempio la Barbagia), che organizzanizzavano la vita religiosa dei laici, ripartiti per censo e per attività economica. Il prestigio e il considerevole numero delle istituzioni ecclesiastiche imponevano, per i consueti motivi di "decoro", un adeguato servizio musicale. Qualche testimonianza sparsa sembra assegnare ai Conventi un ruolo importante nella vita musicale, ma da tempo sono estinti e molti, in paese, ricordano (ancora nel dopoguerra) grandiosi faló di carte, libri e musiche, rastrellate negli edifici conventuali abbandonati. In questo senso l'evento piú rovinoso è stato senz'altro quello della distruzione dei fondi librari e archivistici del convento di Santulussurgiu, probabilmente il piú antico della zona. Il patrimonio di canti liturgici che giunge fino a noi, dunque, coincide sempre con la presenza di importanti istituzioni ecclesiastiche, soprattutto centri monastici, dal primo insediamento bizantino di Basiliani e Studiti nel IX secolo, prograssivamente soppiantati - a partire dall'XI secolo - da Benedettini cassinesi e Vittoriani di Marsiglia, che seppero instaurare con la popolazione circostante rapporti molto intensi. E del resto, anche oggi, i conventi ancora attivi risultano essere socialmente ben insediati.
Questa fitta trama di relazioni può spiegare, almeno in parte, la forte presenza di canti religiosi popolari affidati a cantori specializzati, di straordinario interesse musicologico per la complessa e diversa articolazione del tessuto armonico, il carattere particolare dei profili melodici, e infine per la stessa varietà degli stili vocali di emissione.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL GUARDIANO DEI SEGNI

regia Renato Morelli
fotografia Sandro Boni
montaggio Stefano Uccia
anno 2002
formato video betacam SP
durata 40'
produzione RAI, sede di Trento

Premi

Premio della stampa
50° Filmfestival Trento 2002

Menzione speciale
50° Filmfestival Trento 2002

Premio Lessinia Cerro d’oro
8° Filmfestival Lessinia 2002

Gran Prix du Festival

Diable d’or (Environnement)

Prix SRG SSR idée susse
33° Filmfestival Les Diablerets 2002

Sonderpreis der Jury
14. Filmfestival, Graz 2002

Prix special du jury
2° Filmfestival Kairouan (Tunisia) 2003


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Riferimenti: 2001, Caderzone, Deggia Banale, Milano: Gianluigi Rocca artista, malgaro, poeta, etnografo.

Un modo diverso di vivere la montagna, profondamente legato all'ambiente ed alla cultura contadina, lontano dalle mode ma aperto al confronto con gli stimoli metropolitani. Un modo, uno stile di vita, che caratterizza le scelte artistiche ed esistenziali di Gianluigi Rocca: artista, malgaro, poeta, etnografo. Titolare della cattedra di disegno all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, lavora dividendo la sua vita tra la parentesi nevrotica milanese ed il silenzio della sperduta frazione di Deggia Banale, ai piedi del Brenta in Trentino, dove vive con la famiglia ed i suoi animali.
Sedici anni fa si era reso protagonista di una singolare forma di protesta per il degrado e l'abbandono degli alpeggi tradizionali: mille chilometri a cavallo "in solitaria" attraverso le malghe dell'arco alpino. Da allora passa tutte le estati, con la famiglia, sugli alpeggi dell'alta Val Rendena, lavorando come casaro e guardiano delle vacche; nel corso di questa esperienza ha raccolto una vasta documentazione, che ha donato lo scorso anno al comune di Caderzone per il varo di un nuovo museo, dedicato monograficamente alla malga.


NON SOLO K2
Le pupille di Marcello

regia Renato Morelli
fotografia Sandro Boni
montaggio Stefano Uccia
musica Francesco Pisanu
anno 2004
formato video betacam SP
durata 45'
produzione RAI, sede di Trento

Selezioni
- 52° Filmfestival Trento 2004
- 10° Filmfestival Lessinia 2004
- 7° Religion today Trento 2004


Premi

Menzione speciale
10° Filmfestival Lessinia 2004

Testimoni della Pace
7° Religion Today Trento 2004

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Riferimenti: 2004, Ritratto in due parti di Marcello Baldi, regista di origine trentina (nato nel 1923 a Telve Valsugana).
Ritratto in due parti di Marcello Baldi, regista di origine trentina (nato nel 1923 a Telve Valsugana) che nel 1954 ha prodotto e diretto il film sulla prima salita del K2 da parte della spedizione del Club Alpino Italiano (guidata da Ardito Desio, portò in vetta Compagnoni e Lacedelli).
Nella prima parte Dal Cervino al K2 Baldi racconta alcuni retroscena inediti del film Italia K2: i vari problemi legati alla produzione-realizzazione-diffusione, le collaborazioni più significative (con Igor Mann per i testi, con Teo Usuelli ed il coro della Sat per le musiche), l'emozionante serata della prima, l'avventurosa partecipazione al festival di Cannes etc.
Nella seconda parte Da Pupille agli aramei viene invece proposta una sintesi ragionata della sua lunga vita artistica, dai primi spettacoli con i burattini nella casa di Pupille di Calamento (dove ha passato l'infanzia e dove ritorna ogni anno), al cabaret musicale a Trento con il Trio Bob, fino alle varie esperienze di cineasta a Roma: il primo film Guerra alla guerra (girato a Dachau, nel campo di sterminio appena liberato dagli americani), la serie di fiction a soggetto biblico (qui con Saul e David), la lunga attività teatrale e cinematografica con grandi attori, l'ultimo film La perla nascosta – girato in medio oriente all'età di 80 anni – sull'eredità aramaica nella chiesa siriaca.
Last but not least, i suoi progetti futuri, con sorpresa finale...
La colona sonora originale del film è opera di Francesco Pisanu, che ha elaborato per quartetto d'archi e pianoforte – con modalità classiche e jazzistiche – antiche melodie della tradizione polivocale georgiana caucasica.