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MUSICHE A MEMORIA-Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca,
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Cantori della Stella
Rassegna dei canti rituali di questua
Natalizio-epifanici nell’arco alpino

22-29 novembre, 6-20 dicembre, 2008
Trento, piazze e portici del centro storico
Ideazione e cura: Renato Morelli
2008

continua…

La rassegna Cantori della Stella intende chiamare a raccolta gli autentici portatori della tradizione, provenienti dalle provincie di Trento (Val di Cembra, Val di Non, Val Lagarina, Val di Sole), di Vicenza e di Brescia.
In particolare saranno presenti circa 200 cantori, rispettivamente dei gruppi di Cogolo, Revò, Faedo, Cembra, Sover. Ospiti speciali saranno vari gruppi di stellari della Val Sabbia (BS) nonché le canterine di Faedo vicentino.
I cantori eseguiranno i rispettivi repertori rituali in alcuni angoli particolarmente suggestivi del centro storico di Trento, con la possibilità concreta di far conoscere e di trasmettere il proprio patrimonio culturale e musicale.

Dal Concilio di Trento alla tradizione orale contemporanea, in un rituale di questua - del periodo natalizio-epifanico - ancora vivo nella cultura popolare alpina e trentina in particolare.
Le questue della Stella seguono uno schema cerimoniale che può essere così sintetizzato: un gruppo di cantori, spesso mascherati da Re Magi, visita le case del paese, nel periodo che va da Natale all’Epifania, eseguendo canti specifici e ricevendo in cambio doni di vario genere. Un cantore porta la Stella realizzata con carta colorata, cartone e legno, solitamente illuminata e girevole, oppure un presepio. Il ricavato della questua può essere devoluto alla Chiesa oppure diviso equamente fra i singoli cantori.
L’usanza della Stella, chiamata anche dei tre Re, è documentata in un arco geografico che va dal Ticino alla Slovenia, comprendendo i territori alpini e prealpini di Lombardia, Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli, Istria. Questo arco geografico sembrerebbe costituire una sorta di appendice meridionale ad un ambito di diffusione molto più esteso, che interessa vaste zone dell’Europa centrale non riformata, soprattutto germanofona ma anche boema, ungherese e slava. L'origine dell'usanza viene fatta risalire infatti alla Controriforma e la sua vasta diffusione sembrerebbe dovuta ad un consapevole impulso da parte dei Gesuiti.
Il successo della Stella è documentato fin verso la fine del XVII secolo, quando iniziò un processo di degenerazione e decadenza che portò l’usanza ad essere vietata ed aspramente combattuta sia dalle autorità civili che da quelle religiose. I divieti riguardarono inizialmente i territori germanofoni a nord delle Alpi, e nella seconda metà del XVIII secolo anche il Principato vescovile di Trento, con una lunga sequela di bolle e proibizioni, emanate la vigilia di Natale, ininterrottamente e regolarmente ogni anno, a partire dal 1737 fino al 1770.
In Trentino dunque l’usanza della Stella ha fatto registrare un progressivo-definitivo declino in ambito urbano, una qualche persistenza in talune aree più periferiche (la cui lontananza dal capoluogo rendeva forse poco efficaci gli editti del Principe Vescovo in materia), una sostanziale tenace continuità in particolari contesti etnografici come ad esempio quello mòcheno o ladino, ed infine una recente ripresa, motivata da esigenze diverse rispetto al passato, in alcune comunità dove l'usanza risultava da tempo estinta.
Renato Morelli