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È stato pubblicato su "Archivio di Etnografia" il mio saggio: 
MUSICHE A MEMORIA-Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca,
divulgazione e multimedia
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Sono usciti finalmente il DVDbook VOCI ALTE-Tre giorni a Premana (Fondazione Levi, VE), e il CDbook STELLE, GELINDI, TRE RE (Nota, UD); per info e prenotazioni (a prezzo scontato) mandatemi una mail.
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Ma che gente è questa?
Dai diari dei Keiserjaeger trentini sul fronte orientale (1914-1918)

Registrazione live:
- Civezzano, teatro comunale, 26.9.2003

Ideazione Diego Leoni
Musica Destràni Taràf
Voce e regia Antonio Caldonazzi
Organizzazione Renato Morelli
Regia televisiva Gianluigi Secco
Edizioni Soraimar
Anno 2003

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Lo spettacolo nasce da un'idea di Diego Leoni, rielaborando i diari dei Keiserjaeger trentini sul fronte orientale (1914-1918), raccolti e pubblicati dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Candele accese, si parte con il monologo dell’attore Antonio Caldonazzi: la storia di un soldato trentino che nella prima guerra mondiale combatte sul fronte orientale, in Galizia, dove sarà protagonista e vittima di quel massacro immane. Nei vari spostamenti entrerà in contatto con popolazioni diverse e lontane: rumeni, ebrei, russi. Conoscerà i relativi usi e costumi, modi di vita e "libertà sessuali", tipiche delle popolazioni slave ma difficilmente concepibili nel suo Trentino. Fatto prigioniero verrà condotto in Russia, poi in Cina. Popoli, sentimenti, la maturazione di una coscienza meno chauvinista e più umana, fatta di ragione, pietà, voglia di vivere. La narrazione di Caldonazzi interagisce e viene cadenzata dalla musica dei Destràni Taraf: note che ricordano la Russia, i Balcani, le musiche degli ebrei e degli tzigani.



Trentino - Danze della tradizione

DVD con booklet allegato di 12 pagine in 6 lingue:
Italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco

Ideazione e direzione Renato Morelli
Consulenza scientifica Placida Staro
Produzione NeumaMedia
Copyright Assessorato Emigrazione e Solidarietà internazionale
Provincia Autonoma di Trento
Anno 2005

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Il DVD TRENTINO Danze della tradizione, (realizzato da Renato Morelli con la consulenza scientifica di Placida Staro), nasce dall’esigenza dell’Assessorato all’Emigrazione e Solidarietà internazionale della Provincia Autonoma di Trento, di mettere a disposizione delle comunità trentine emigrate all'estero, ma anche di Istituti di cultura italiana all'estero (o di Enti ed Istituzioni culturali straniere) una banca dati con informazioni circostanziate relative ai patrimoni di danza tradizionale trentina. Una banca dati finalizzata allo studio dei vari repertori mirata anche all'apprendimento diretto, alla pratica e l'eventuale riproposta.
Il DVD è strutturato su tre livelli: i primi due destinati ad un normale DVD di tipo domestico-commerciale, il terzo utilizzabile solo con il computer.
Il primo livello è quello più intuitivo ed elementare, ovvero soltanto “video”: possono essere selezionati e visionati i 46 balli in sommario, attraverso una consueta navigazione DVD.
Il secondo livello è mirato alle esigenze di un primo approfondimento, da parte ad esempio di un gruppo di danza: per ogni singolo ballo, cliccando sul pulsante dedicato (con l’icona del libro e la scritta Info) possono essere visionate a video (sulla normale TV) le schede di approfondimento, con la relativa trascrizione musicale e la descrizione coreutica (sintetica) delle varie parti che compongono il ballo selezionato. E proprio qui sta una delle peculiarità del DVD: sulla scheda infatti, per ognuna delle singole parti, è presente un ulteriore bottone con l’icona della cinepresa. Cliccando il bottone è possibile visionare il video relativo esclusivamente a questa singola parte del ballo: il tutto ovviamente per facilitarne un’eventuale apprendimento.
Il terzo livello infine è stato predisposto per un’approfondimento ulteriore, più rigoroso e di tipo scientifico: si tratta in sostanza di due volumi, di circa 500 pagine, con un ricco apparato iconografico (circa 1500 foto, trascrizioni musicali, schede coreutiche, documenti d’archivio etc.). Il primo volume Etnografia (di Renato Morelli) propone gli approfondimenti di tipo storico-etnografico. Il secondo Coreologia (di Placida Staro), oltre ad un inquadramento generale di tipo storico-coreutico della danza tradizionale trentina, propone ulteriori approfondimenti (rispetto alle schede già disponibili a video) con trascrizioni musicali complete, schede coreutiche dettagliate, descrizione circostanziata del costume etc. I due volumi (in quattro lingue: italiano, spagnolo portoghese, inglese) possono eventualmente essere anche stampati, direttamente dal computer di casa.
I contenti del DVD sono articolati in due sezioni: la prima prevede la descrizione dello specifico coreutico dei vari gruppi folkloristici operanti in Trentino, finalizzata alla possibilità di apprendimento della danza. Sotto il titolo Comunità della danza vengono presentati i gruppi rispettivamente di Mezzano (Primiero), Castel Tesino, Palù Val dei Mòcheni, Canazei Val di Fassa, Carano e Predazzo in Val di Fiemme, Rabbi. Per ogni gruppo sono disponibili schede-video introduttive con informazioni relative al costume, alle vicende storiche, ai caratteri generali del ballo, ai vari recapiti (mail, web etc.). Selezionato il gruppo, appare la videata con i balli, scelti fra i più rappresentativi. Per ogni ballo sono previsti due bottoni: il primo (con il nome del ballo) per attivare il video relativo, il secondo (con la scritta Info) per accedere alla scheda di approfondimento.
La seconda sezione del DVD è invece dedicata ai repertori con danze folkloriche appartenenti a contesti rituali di tipo arcaico. Sotto il titolo Antichi balli rituali vengono presentati i balli di carnevale rispettivamente di Valfloriana (Arlechìni), Romeno (Lachè), Carano (Banderàl), Bagolino (Bal Francés), Ponte Caffaro (Sifulòt), Penia (Marascòns). Anche per questi balli è previsto il bottone (con la scritta Info) per accedere alla scheda video di approfondimento. Informazioni più circostanziate relative al contesto storico-etnografico si trovano in ogni caso nel file PDF: Etnografia.
Fra i gruppi folkloristici troviamo formazioni “storiche” (Castello Tesino, Mezzano di Primiero), di più recente formazione (Carano e Predazzo) ed infine la “new entry” di Rabbi (un gruppo che si è costituito lo scorso anno, con grande entusiasmo, dove ballano assieme tre generazioni, dai nonni ai nipoti).
Singolare il caso di Palù in Val dei Mòcheni, uno fra i gruppi folkloristici più antichi ed “autorevoli”; attualmente risulta “estinto” in quanto ha cessato ogni attività quattro anni fa. Per il DVD sono state utilizzate riprese d’archivio – realizzate a Palù nella seconda metà degli anni Ottanta – dando ampio spazio anche alla “storica” ricerca di Bayr e Wallner. Il repertorio mòcheno infatti è stato il primo e l’unico ad essere studiato con una metodologia specifica di tipo scientifico. Nel 1936 due studiosi tedeschi Jörg Bayr e Norbert Wallner effettuano una ricerca “sul campo” a Palù e Fierozzo S. Felice, documentando il locale patrimonio di danze popolari. Gli esiti della ricerca furono pubblicati nel 1937, e ristampati nel 1960 in collaborazione con l’Auftrag des Arbeitskreises für Tanz im Bundesgebiet. Si tratta del quaderno n. 36 delle Deutsche Volkstänze, che porta il titolo Südtiroler Volkstänze aus dem Fersental. Di ogni ballo viene riportata – con trascrizione musicale del profilo melodico e breve descrizione coreutica – la forma antica (indicata come «vecchio modo») e le altre varianti raccolte nelle diverse località della valle, talvolta indicate come «Nuovo modo». Un sintetico ma efficace apparato critico collega le singole danze al più ampio contesto della letteratura specifica germanofona. La documentazione così prodotta comprende 8 danze per complessive 15 varianti, eseguite con l’organetto diatonico, chiamato rèta.
Nonostante i limiti e i condizionamenti dell’epoca, lo studio di Bayr e Wallner rappresenta comunque il primo rilevamento scientifico e sistematico in ambito etnocoreutico effettuato in Trentino. La sua importanza è determinata anche dalla pressoché totale mancanza di contemporanei analoghi studi nell’arco alpino italiano. Considerando che fino ad oggi in Trentino la ricerca Bayr e Wallner risultava praticamente sconosciuta e comunque non tradotta, risulta particolarmente significativo il lavoro di Morelli e Staro nel coprire questa lacuna.



Gelindo sulla rotta dei magi
Sacra rappresentazione
per cantastorie, stellari e voci gregoriane

Registrazione live:
- Trento, Badia di S. Lorenzo, 17 dicembre 2006

Cantastorie Andrea Brunello
Stellari Faedo, Premana, Pergine, Ponte Caffaro
Pastori suonatori Bandino di Faedo
Voci gregoriane Gruppo vocale K.L. Feininger
Coordinamento musicale Roberto Gianotti
Riprese video Giorgio Moser, Hedwig Kapeller
Montaggio Giorgio Moser
Ideazione e regia Renato Morelli
Anno 2006

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L’idea centrale di GELINDO sulla rotta dei magi si basa sulla presentazione-confronto dei canti della Stella nella loro duplice versione, rispettivamente “popolare” (eseguiti secondo modalità tradizionali da cantori popolari “spontanei”) e “colta” (ovvero le rispettive versioni laudistiche eseguite dai cantori gregoriani “professionali” del gruppo Laurence K. J. Feininger). Il tutto attraverso la narrazione del Gelindo, il testo teatrale natalizio più conosciuto nella tradizione popolare, letto e rappresentato – a partire dai primi anni dell'Ottocento – nelle stalle, negli oratori, nelle chiese, nei teatrini di tutta l’Italia centro-settentrionale (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia, Toscana). Il suo protagonista è l’umile pastore Gelindo, attraverso il quale viene visto e vissuto tutto l’episodio evangelico del Natale. I cantastorie lo hanno poi “adottato”, contribuendo, nel canto, alle sue fortune in tutta l'Italia settentrionale e centrale.
In ogni caso esistono precise relazioni tra i testi dei Gelindi e i canti utilizzati in numerose  varianti della Stella in tutto l’Arco Alpino. Al fenomeno del Gelindo, Roberto Leydi (decano dell’etnomusicologia italiana, recentemente scomparso) ha dedicato il suo ultimo volume (Gelindo ritorna, Omega edizioni, 2001, con prefazione di Umberto Eco, che da ragazzo aveva recitato nel Gelindo dei Capuccini di Alessandria).
GELINDO SULLA ROTTA DEI MAGI è dunque una sacra rappresentazione “per cantastorie, stellari e voci gregoriane”, che fa riferimento ad una edizione da cantastorie del primo Novecento (fatta stampare presso la tipografia Vicenzi di Bassano da Stefano Fusi di Ponte Caffaro).
Filo conduttore è il “cantastorie”, ovvero l’attore Andrea Brunello, che recita le varie strofe in rima di questo componimento.
Alcune singole strofe vengono ripetute “cantate” dal gruppo di Ponte Caffaro (l’intero componimento veniva infatti “cantato” – per esteso - nella tradizione della bassa Val del Chiese). Queste singole strofe in particolare introducono a loro volta i canti della Stella che hanno precise relazioni con questo testo del Gelindo, e che vengono eseguiti di volta in volta dai cantori tradizionali di Faedo, Pergine, e Premana, nonchè dal bandino di Faedo in versione strumentale. Infine – dal momento che alcuni di questi canti derivano direttamente dalle raccolte laudistiche “a travestimento spirituale” elaborate dal Concilio di Trento – il gruppo vocale Laurence K. J. Feininger esegue le rispettive versioni gregoriane controriformiste.
GELINDO SULLA ROTTA DEI MAGI si configura dunque come un itinerario ragionato sulla religiosità popolare natalizia, dalla controriforma alla tradizione orale contemporanea; una piacevole riscoperta – in chiave teatrale, musicale – di un repertorio "di confine" fra popolare e colto, scritto e orale, sacro e profano, che nelle pieghe della storia è riuscito a sopravvivere – con alterne vicende – fino ai nostri giorni.
Canti eseguiti: Fra l’orrido rigor, I tre Re Magi continantamente, Puer natus, Dolce felice notte, L’unico filgio, Noi siamo i tre Re dell’Oriente.




Genti di Dio
Viaggio fotografico nell’altra Europa
Attraverso frontiere interne, immateriali di mondi in bilico tra cristianesimo, islam ed ebraismo, cattolicesimo e ortodossia

Monika Bukaj presenta e commenta la sua mostra “Genti di Dio”
Trento, Palazzo Geremia, 7 ottobre - 7 novembre 2006
Riprese video Stefano Menin
Produzione NeumaMedia
Regia Renato Morelli
Anno 2006

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GENTI DI DIO
Viaggio fotografico nell’altra Europa
Attraverso frontiere interne, immateriali di mondi in bilico tra cristianesimo, islam ed ebraismo, cattolicesimo e ortodossia.


fotografie e testi di Monika Bulaj


«Polacca e viaggiatrice come Kapuscinski, Mickiewicz, Potocki e – perché no – Wojtyla, anche lei insegue voci deboli, cerca periferie, microcosmi dimenticati dalla storia. Racconta come pochi le terre di nessuno, sospese tra luce e ombra, monoteismo e superstizione, Occidente e Oriente. Viaggia leggera, veloce come un'oca selvatica. Dorme sotto le stelle, mangia quando capita, ha la resistenza di un guerrigliero afghano. Cerca in Iran e sul Baltico, traversa Caucaso e Carpazi lungo piste da bracconieri. Riempie taccuini di una scrittura minuta, fotografa con gli occhi prima che con la macchina. Un lampo blu che cattura, addomestica, trova l'anima delle cose». (Paolo Rumiz)

Con questa mostra Monika Bulaj cerca le frontiere interne, immateriali, delle fedi. Compie un viaggio parallelo, esplora i territori franchi di coabitazione tra monoteismi. Mondi in bilico fra cristanesimo, islam e ebraismo, cattolicesimo e ortodossia.
Per gli stereotipi che rompe, questo viaggio nel sacro di Monika Bulaj è forse la cosa più dissacrante che ci sia. Ci mostra musulmani che festeggiano il sabat, ebrei che leggono il Corano, musulmane che segnano la croce sul pane prima di metterlo in forno e quelle che pregano la Madonna, cristiani che pregano gli alberi e la luna e sgozzano le capre nei templi, feste della fertilità cui accorrono islamici e cristiani, sciiti che festeggiano con i sunniti l'apertura delle moschee.
Ma anche l'orizzonte fisico si amplia, va molto oltre il mondo carpatico, si spinge lontano, in una nebulosa di luoghi ignorati, arriva ai confini del Mar Caspio, scende lungo il Bosforo, si addentra nella Istanbul più segreta, risale sui monti della Bulgaria dove suonano le zampogne, si perde tra Tibisco e Danubio nella terra dove vivono gli zingari narrati dai film di Kusturica, risale a Nord verso l'Ucraina occidentale, nei monasteri dove sopravvive l'ortodossia più antica, più passionale, più radicata al grembo della grande madre Russia. Luoghi di fede passionale, mistica. Centri di resistenza quasi clandestina contro l'aggressione dei pensieri unici e delle intolleranze. Mondi viscerali, nemici dei dogmi e delle gererchie, ma anche straordinari anticorpi allo scontro tra fondamentalismi.
Non sono solo le periferie d’Europa. Sono anche le periferie delle fedi. Periferie speciali, dove i monoteismi oggi in conflitto generano – a sorpresa – terreni di coabitazione. Ed è un mistero che proprio questi territori, devastati da tanti massacri e deportazioni, siano riusciti a generare una capacità di incontro che altrove il mondo sta perdendo.
Fedi passionali, che i chierici dell’Islam, del Cristianesimo o dell’Ebraismo bollano spesso come superstizione. Fedi popolari, radicate al territorio, all’anima delle acque, dei boschi, alla tomba di un profeta o di un santo. Ma capaci, anche, di travolgere le frontiere implacabili delle confessioni. Una risorsa formidabile, miracolosa e spesso ignorata.



Coro Brenta
60 anni insieme
1946-2006 60° di fondazione

Coro Brenta
Tione di Trento

Ideazione e direzione Renato Morelli
Produzione NeumaMedia
Copyright Coro Brenta Tione
Edizioni Nota, DVD 612
Anno 2007

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Lauda Martirum
Sacra rappresentazione di Fabrizio Da Trieste
liberamente tratta dalle lettere di S. Vigilio a S Giovanni Crisostomo e a S. Simpliciano.

Registrazione live:
- Sanzeno (TN), Basilica Ss. Martiri, 27 maggio 2007

Gruppo teatrale Club Armonia
Canto Gregoriano Gruppo vocale L. Feininger
Canti settimana santa Concordu di Castelsardo
Musica del Medio Oriente Cappadocia duo
Progetto musicale Renato Morelli
Regia Renzo Fracalossi
Riprese video Enrico Dadamos, Giorgio Moser, Mery,Gianluigi Secco
Regia televisiva Gianluigi Secco
Edizioni Soraimar, SRM0702, GLS-DVD
Anno 2007

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LAUDA MARTIRUM
Sacra rappresentazione
di Fabrizio Da Trieste
liberamente tratta dalle lettere di S. Vigilio a S Giovanni Crisostomo e a S. Simpliciano.


Produzione Festival di Musica Sacra Trento e Bolzano, NeumaMedia
In collaborazione con
Stiegen zum Himmel - Sentieri del cielo (Val Venosta)
Azienda per il turismo Valle di Non
Patto territoriale Alta Val di Non
Basilica Ss. Martiri - Santuario di S. Romedio
Comune di Trento

Sanzeno (TN), Basilica Ss. Martiri, 27 maggio 2007
Gruppo teatrale Club Armonia
Canto Gregoriano Gruppo vocale Laurence K. J. Feininger
Canti settimana santa Concordu di Castelsardo
Musica del Medio Oriente Cappadocia duo (oud, nay, kaval, gajda)
Canti bizantini Coro SOSAT Trento
Progetto musicale Renato Morelli
Regia Renzo Fracalossi

La vicenda è collocata storicamente nella terra degli Anauni nell’anno 397 dell’Era volgare. Vigilio, terzo Vescovo di Trento, manda i tre missionari cappadoci Sisinio, Martirio ed Alessandro, inviatigli da Ambrogio Vescovo di Milano, a cristianizzare quelle valli poste ad occidente del Trentino, in ossequio al decreto imperiale di Teodosio che nell’anno 380 d.C. attribuisce al Cristianesimo il carattere di religione dell’Impero. Dopo la serenità iniziale, pur in una non facile predicazione, i pagani trucidano i tre Martiri davanti alla statua del dio Saturno e l’invocazione conclusiva è un omaggio a quanti, per fede ed amore, sanno arrivare fino alle più estreme conseguenze.
All’Angelo, voce narrante che si esprime in una variante dell’idioma anaune, rispondono i tre Martiri in un “volgare” tosco-umbro-abruzzese con qualche residuo di latino, mentre sullo sfondo rimane Satana ed il popolo che usano il più comprensibile dialetto trentino, in un armonico crescendo rigorosamente in metrica e secondo le regole dell’antica scrittura teatrale.



Francesco… ne la presenza
Del Soldan superba

Ispirato all’incontro tra S. Francesco ed il Sultano d’Egitto Melek El Kamel, attraverso le analogie con la mistica delle confraternite Sufi.

Registrazione live:
- Santuario di S. Romedio (TN), 22 luglio 2007

Elaborazione testi Angelo Rusconi
Musiche tradizioni liturgiche dell’Europa e del Medio Oriente
Riprese video Giorgio Moser, Hedwig Kapeller
Montaggio Giorgio Moser
Regia televisiva Giorgio Moser
Ideazione e regia Renato Morelli
Anno 2007

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FRANCESCO…
NE LA PRESENZIA DEL SOLDAN SUPERBA
Spettacolo ispirato all’incontro tra S. Francesco ed il Sultano d’Egitto Melek El Kamel attraverso le analogie con la mistica delle confraternite Sufi.


Testi di s. Francesco e di Rumi Mevlana di Konia
Musiche dalle tradizioni liturgiche e religiose dell’Europa e del Medio Oriente
Santuario di S. Romedio (TN), 22 luglio 2007
Produzione NeumaMedia
Narratore Andrea Brunello
S. Francesco Padre Paolo
Rumi Mevlana Zakaria El Koura
Cantori francescani Gruppo vocale Laurence K. J. Feininger
Suonatori Konia Ensamble Theatrum Instrumentorum
Luci Paolazzi Claudio
Fonica Mauro Lusuardi
Organizzazione Neuma Media
Testi Angelo Rusconi
Ideazione e regia Renato Morelli

Sono note le analogie fra la mistica di S. Francesco e quella del suo coevo Mevlana di Konia (turchia), il santo fondatore delle confraternite Sufi (con i Dervisci rotanti), che si sono diffuse successivamente nelle varie regioni dell’Islam. Del resto lo stesso S. Francesco incontrò il Sultano d’Egitto Melek El Kamel (incontro rappresentato anche da Giotto negli affreschi della Basilica di Assisi) durante la terza Crociata e condivise con lui dei momenti di preghiera (ricordati anche da Dante nella Divina Commedia).
FRANCESCO… NE LA PRESENZIA DEL SOLDAN SUPERBA intende dunque proporre un momento di riflessione su queste vicende, attraverso letture mirate di testi dei due santi, e l’ascolto di musiche a questi ispirate. I testi di S. Francesco sono letti in italiano da fra Paolo (un giovane frate francescano di Trento) mentre per quelli di Mevlana in arabo viene coinvolto il figlio dell’Imam di Cles. Infine un attore professionista legge la traduzione in italiano nonché i testi di raccordo curati da Angelo Rusconi.
Lo spettacolo è stato prodotto in occasione del centesimo anniversario della proclamazione del culto di S. Romedio alla chiesa universale.





Il canto del popolo ebraico massacrato
di Yitzhak Katzenelson

Registrazione live:
- Trento, sala Filarmonica, 27 gennaio 2008

Ideazione Milena Cossetto
Voce recitante Riccardo Gadotti
Voce recitante Chiara Gadotti
Musica
Destràni Taràf
Regia Riccardo Gadotti
Riprese video Giorgio Moser, Hedwig Kapeller
Montaggio Giorgio Moser
Regia televisiva Giorgio Moser
Anno 2008

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Lettura ragionata del celebre “Canto del popolo ebraico massacrato”, composto da Yitzak Katzenelson nel lager di Vittel in Francia e da lui concluso il 17 gennaio 1944 prima di essere deportato ad Auschwitz, dove morì nel marzo del 1944.
Spettacolo nell’ambito dei Concerti della domenica “Giuseppe Mazzeo”, in occasione della “Giornata della memoria 2008”, ideato da Milena Cossetto per la regia di Riccardo Gadotti, voce recitante assieme a Chiara Gadotti. Musica dei Destràni Taràf.




Carnascèr
Dalle Alpi al Mar Nero - alle radici del carnevale

Doppio DVD in tre lingue: italiano, inglese, tedesco

DVD 1 Carnascèr
Video catalogo della mostra
Museo ladino di Fassa, 23.07-03.09.2006

DVD 2 Oi Daimones
Suoni, danze, suggestioni per sette carnevali arcaici e narratore
Spettacolo teatrale

Registrazione live:
- Trento, Teatro sociale, 27.5.2006
- Pozza di Fassa, 23.7.2006

Voce narrante Andrea Brunello
Testi Cesare Poppi
Regia Renato Morelli
Copyright Istitut Cultural Ladin, Vigo di Fassa
Produzione NeumaMedia
Direzione authoring Renato Morelli
Produzione NeumaMedia
Edizioni Nota, DVD 633
Anna 2008

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La grande mostra organizzata dall’Istituto Culturale Ladino nell’estate del 2006 per celebrare i 30 anni dalla sua fondazione intendeva mettere a confronto le figure mascherate e le tradizioni popolari legate al Carnevale in uno spazio compreso tra l’arco alpino e la penisola balcanica, per metterne in risalto le analogie e le differenze. I tratti comuni così individuati riconducono, come dimostrano le immagini raccolte nel video-catalogo (DVD 1), ad antichi riti agresti che caratterizzano il sostrato culturale di larga parte del nostro continente e che ancora oggi può contribuire alla definizione della comune identità europea.
Il Carnevale, in quanto celebrazione del passaggio dall’Inverno alla Primavera, è un fenomeno europeo. Esso è largamente scomparso dai Paesi dell’Europa protestante, dove la Riforma – sintomo di una prima, radicale modernizzazione – ebbe successo laddove secoli di divieti avevano fallito. Esso tuttavia permane in quelle aree, soprattutto periferiche, dove ha saputo coniugare temi e preoccupazioni legati alla vita rurale con le sfide storiche del mutamento sociale e culturale.
Tre temi unificano l’orizzonte simbolico del Carnevale contemporaneo. Sono questi il tema dell’invasione rituale degli Spiriti, articolato nell’opposizione fra Maschere Positive e Maschere Negative; il tema dell’aratura invernale, rito propiziatorio in quanto impone l’ordine arbitrario della Cultura sull’ordine naturale delle cose eseguendo un’operazione di per sé assurda e, da ultimo, il tema del matrimonio rituale, mimesi della fertilità rinnovata di campi ed armenti. Questa triade costituisce il materiale sul quale ciascuna tradizione culturale ha lavorato con strumenti propri, senza che vi fosse peraltro soluzione di continuità rispetto a problemi comuni.
Lo spettacolo teatrale oί δαίμονες - I Demoni (DVD 2) nasce come evento promozionale della grande mostra tematica: l’idea centrale è quella di “paracadutare” sul palcoscenico di un teatro le performances rituali di alcuni straordinari carnevali arcaici italiani: una collocazione volutamente “decontestualizzata”, lontana dalle vallate appartate e dagli ambiti etnografici autentici di questi rituali, ma nel contempo ideale per sintetizzare in un tempo “drammaturgico” quell’esplosione di colori-suoni-gesti-suggestioni che, parafrasando il Toschi, ci riporta direttamente alle origini del teatro italiano.
Un impatto forte, sia dal punto di vista visivo che emozionale, costruito sulla giustapposizione fra una selezione di testi relativi al Carnevale (alle maschere ed alle mascherate) elaborati dalla cultura “alta” e l’irruzione sul palcoscenico dei protagonisti autentici di sette carnevali, scelti fra i più significativi della tradizione popolare sarda, lombarda, trentina, ladina e slovena.

Istitut Cultural Ladin
“majon di fascegn”




Le stagioni dell’Armenia
Musica e Cinema

Registrazione live:
- Trento, Contrada Larga, 7.8.2008

Riprese video Stefano Menin, Luigi Tonezzer
Montaggio, Authoring Stefano Menin
Produzione NeumaMedia
Regia Renato Morelli
Anno 2008


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Destrani 10 anni

Destràni Taràf
Gruppo vocale L. Feininger
Rose di Bulgaria

Registrazione live:
- Trento, Contrada Larga, 22.8.2008

Organizzazione Comune di Trento, Servizio Cultura
Riprese authoring NeumaMedia
Foto di copertina Christian Cristoforetti
Grafica Publistampa
Regia Renato Morelli
Edizioni Associazione culturale Destràni
Anno 2008

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La nascita di Destràni Taràf (orchestra della nostalgia) risale al 1999, con il memorabile concerto all’auditorium S. Chiara di Trento in compagnia di Goran Bregovich, preceduto dal debutto al Palace Hotel di Roncegno e da una intensa tournè in Transilvania assieme al coro Genzianella di Tesero. L’idea fondante nasce l’anno precedente 1988, dall’incontro fra Corrado Bungaro e Renato Morelli che decidono di dar vita ad un vecchio progetto musicale-culturale di Morelli incentrato sul repertorio klezmer e tzigano, con un occhio di riguardo alla valorizzazione della tradizione musicale trentina ed europea più in generale.
Dieci anni dunque, nel corso dei quali Destràni Taràf ha pubblicato quattro CD, tenendo numerosi concerti in Italia e all’estero, collaborando a vari progetti teatrali, cinematografici, e televisivi. Nel concerto di Contrada larga (Trento, 22 luglio 2008) è stato proposto un itinerario musicale riassuntivo attraverso questi “primi” dieci anni di Destràni Taràf: una sorta di riepilogo dei progetti più significativi, assieme a vari “compagni di avventura”, provenienti dalla tradizione mòchena, ladina, bulgara, gregoriana.






Cjantà Vilotis
Con Antonella Ruggiero

Destràni Taràf
Marmar Cusine
Loris Vescovo & Caia Grimaz

Registrazione live:
- Canazei, Teatro comunale, 14.9.2008
- Trento, Auditorium Santa Chiara, 15.9.2008

DVD con booklet allegato di 24 pagine
Progetto Fabio Chiocchetti Istitut Cultural Ladin
Consulenza etnomusicologica Renato Morelli
Riprese video, authoring NeumaMedia
Regia Renato Morelli
Edizioni Libera SAS
Anno 2008

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L’Istituto Culturale Ladino, dopo un lungo e paziente lavoro di studio, trascrizione e ordinamento, ha dato alle stampe, per i tipi di Grafo Edizioni di Brescia, l’opera in tre volumi Il canto popolare ladino nell’inchiesta “Das Volkslied in Österreich” (1904-1915), imponente corpus di canti popolari delle Valli Ladine, dell’alta Val di Non e del Friuli Orientale, fortunosamente ritrovato nel Tiroler Landesarchiv di Innsbruck.
L’evento musicale qui proposto a conclusione di questo percorso intende richiamare l’attenzione del pubblico sui contenuti di questa operazione culturale, e mira al tempo stesso ad attualizzare il patrimonio della musica popolare in chiave del tutto moderna.
Un progetto ambizioso, cui ha subito aderito con entusiasmo Antonella Ruggiero, artista di grande spessore culturale che in questi ultimi anni sta conducendo singolari ed interessanti esperienze a confronto con il folklore musicale di diverse regioni, non ultimo con quello della nostra regione.
Ad Antonella Ruggiero ed al suo staff artistico viene dunque affidato l’arrangiamento e l’interpretazione di un serie di canti tratti dal corpus testé pubblicato, affiancandole per l’occasione alcuni gruppi e musicisti ladini, trentini e friulani che si sono particolarmente distinti nel recupero “creativo” della musica di tradizione orale, spaziando liberamente dalle regioni alpine all’Adriatico, dall’Europa centrale alla penisola balcanica.
L’obiettivo è quello di mettere a confronto stili, esperienze e sensibilità diverse, dando la possibilità ai musicisti locali di interagire con una grande “pop star” che si accosta per la prima volta con la sua sensibilità artistica al canto ladino. Un incontro che permette di stringere nuovi legami tra le comunità ladine contribuendo a rafforzare il prestigio della lingua presso le giovani generazioni.




Encresciadum
A dream and a Tale

Silvia Donati
Pietro Tonolo
Roberto Rossi
Paolo Trettel
Roberto Soggetti
Marco Privato
Enrico Tommasini

Registrazione live:
- Trento, Teatro Cuminetti, 28.2.2009

Progetto “Associazione La Grenz”, Moena
Musica Roberto Soggetti
Testi Fabio Chiocchetti
Produzione video NeumaMedia
Regia Renato Morelli
Edizioni Istitut Cultral Ladin
Anno 2009

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“Encresciadum” a Dream and a Tale

A project of “Associazione La Grenz”, Moena, TN (Italy), www.lagrenz.org

Supported by Comprensorio Ladino di Fassa  (L.P. 17/85)
Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto

Silvia Donati (vocals)
Pietro Tonolo (sprano & tenor sax)
Roberto Rossi (trombone)
Paolo Trettel (trumpet)
Roberto Soggetti (piano)
Marco Privato (double bass)
Enrico Tommasini (drums)

Music by Roberto Soggetti (except nr. 1 & 9 by F. Chiocchetti)
Lyrics by Fabio Chiocchetti
Arranged and directed by Roberto Soggetti
DVD Video production - authoring: neumaMedia
Director: Renato Morelli - www.renatomorelli.it
Sound Engineering: Gulliver Studio - www.gulliverstudio.it
Graphic Artwork by Giorgio Finamore
Cover: Karl Plattner “The Rose”, 1981 (etching, aquatint in colors)
Courtesy of Ivana Casciaro - Goethe Galerie, Bolzano / Bozen (Italy)
Texts and translations available in digital format




I cantori di Verméil Live
Arcaici canti alpini

I cantori di Verméil
Registrazione live:
- Roncegno, Palace Hotel, Salone delle feste, 21.4.2009

Riprese video Stefano Uccia, Luigi Tonezzer
Riprese audio Ivan Castellani
Produzione NeumaMedia
Regia Renato Morelli
Anno 2009

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Riscoprire alcuni brani “dimenticati” – provenienti da diversi repertori tradizionali dell’Arco alpino – attraverso un’unica e piccola cantoria di montagna.
Recuperare alcuni esempi significativi di una polivocalità (precedente la standardizzazione novecentesca sul “modello SAT” dei cori alpini), un tempo largamente diffusa nelle Alpi ed oggi quasi definitivamente scomparsa.
È questa la duplice idea di fondo che sta alla base dei Cantori da Verméi, un progetto ideato dall’etnomusicologo Renato Morelli.
Il nome del coro (formato da nove cantori) è un gioco di parole fra il Llibre Vermell (il celebre manoscritto musicale del XIV secolo del monastero di Monserrat-Barcellona: significa “libro rosso” e si pronuncia Verméi) e Verméi, il nome dialettale di Vermiglio, dove è nato il progetto e da dove provengono i cantori.
In questo paese di montagna (1200 m.), l’ultimo della Val di Sole prima del Passo Tonale, è infatti attivo un piccolo gruppo "spontaneo", coordinato da Alberto Delpero, che canta usualmente secondo modalità tradizionali, al bar e in cantina, in occasione di funerali e matrimoni, questue e processioni.
Lo stile polivocale è quello tradizionale alpino di tipo arcaico, con voci “generose” e “urlate”, su tessitura alta, a squarciagola, senza indicazioni di dinamica e di agogica.
A partire dal repertorio locale – relativo a quanto resta vivo della tradizione orale in alta val di Sole – i Cantori da Verméi hanno allargato la propria ricerca ad alcune delle espressioni più significative della polivocalità tradizionale alpina, motivati dalla necessità di ridare valore alle tradizioni musicali che hanno caratterizzato per lungo tempo la vita e le abitudini quotidiane delle vicine genti di montagna.
Una ricerca che procede parallelamente in due direzioni: l’antico stile esecutivo polivocale e gli aspetti meno noti dei vari repertori (documentati attraverso specifiche ricerche etnomusicologiche di Morelli) a partire dalle isole linguistiche ladina e tedesca del Trentino orientale, alle limitrofe comunità di Primiero e di Asiago, fino a Premana in Val Sassina, con uno sguardo anche ai canti per la settimana santa delle confraternite sarde e corse, ed infine un occhio di riguardo alla tradizione di Vermiglio.
I Cantori da Verméi propongono così brani paraliturgici “dimenticati” come le litanie per la Grande Rogazione di Asiago e il Rosario cantato dei boscaioli del Primiero, il repertorio liturgico (del movimento ceciliano per funerali e messa da morto) abbandonato dopo la riforma del Concilio Vaticano II (Miserere, Dies Irae, De profundis, Libera me Domine), antichi canti di questua natalizio-epifanici legati al rito della Stella (Puer natus, Tre re, L’unico figlio), oltre ovviamente ai numerosi canti locali profani e da cantina (Canti narrativi epico-lirici, repertorio di miniera e di emigrazione, canti “onti” ecc).

I cantori di Verméi
Arcaici canti alpini
un progetto di Renato Morelli

con
Alberto Delpero
Daniele Bertolini
Danilo Bertolini
Virginio Callegari
Diego Daldoss
Mirco Dezulian
Andrea Longhi
Marco Slanzi



Ziganoff jazzmer band
KOILEN
Dal Klezmer al Jazz lungo la route tzigane

ZIGANOFF Jazzmer band
Registrazione live (debutto):
- Roncegno, Palace Hotel, Salone delle feste, 22.10.2009

Riprese video Alessandro Cristofoletti, Luigi Tonezzer
Riprese audio Gregor Marini
Produzione NeumaMedia
Regia Renato Morelli
Anno 2009

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Recuperare i legami perduti fra la musica klezmer, il primo jazz, e lo swing zingaro manouche.
Questa è l’idea di fondo, alla base della jazzmer band Ziganoff, un progetto di Renato Morelli con Manuel Randi (chitarra), Fiorenzo Zeni (sax), Christian Stanchina (tromba), Rossana Caldini (violino), Hannes Petermair (tuba).
Il progetto prende il nome dall’emblematica figura di Mishka Ziganoff, fisarmonicista zingaro di lingua yiddish, nato ad Odessa, emigrato a New York, dove lavorò con formazioni klezmer e jazz, e dove incise nel 1919 il  brano “koilen”, considerato un prototipo melodico di Bella ciao.
Il Klezmer – musica popolare degli ebrei ashkenaziti dell’Europa centro-orientale – ha tramandato fino ad oggi una singolare contaminazione di repertori tradizionali romeni-polacchi-russi-ungheresi-balcanici, nonostante le vicissitudini sofferte da questa minoranza per l’ostilità di imperatori, papi e zar.
I Klezmorim hanno attraversato più volte i confini di tre imperi (austro-ungarico, zarista, ottomano), condividendo spesso il destino degli zingari, compresa la tragedia della Shoah; non a caso sono due comunità che nel tempo hanno saputo creare un sodalizio umano-musicale fra i più tenaci e prolifici dell’Europa sud-orientale.
Per fuggire da pogrom e persecuzioni, alcuni musicisti klezmer e zingari sono emigrati in America all’inizio del ‘900, proprio nel periodo che ha visto la nascita del primo jazz: una nuova contaminazione musicale sviluppatasi nell’ambito della comunità afromericana ma anche – come è ormai riconosciuto – con il contributo determinante di emigranti europei, compresi ebrei e zingari.
Dalla comunità ebraica provengono ad esempio artisti come George Gershwin (Jacob Gershowitz), Leonard Bernstein, Benny Goodman ecc.
In ambito zingaro un contributo particolarmente significativo è rappresentato dal jazz manouche (o gipsy jazz), legato alla leggendaria figura di Django Reinhardt, che ha reso possibile l'unione fra la tradizione musicale zingara del ceppo manouches (sinti francesi) ed il primo jazz americano.
Un’altra figura leggendaria, anche se molto meno nota, è appunto quella di Mishka Ziganoff, fisarmonicista zingaro, cristiano, di lingua yiddish, nato a Odessa, emigrato all’inizio del ‘900 a New York dove lavorò come musicista jazz e klezmer. Oltre che per il suo virtuosismo Ziganoff è noto per la sua incisione nel 1919 del brano “koilen”, considerato un prototipo melodico di Bella ciao.
Una figura emblematica dunque, che rappresenta un ideale fil rouge non solo fra la musica klezmer, il jazz e lo swing manouche, ma anche con le nostre stesse radici musicali.

Formazione
Rossana Caldini violino
Renato Morelli fisarmonica-chitarra
Hannes Petermair tuba-sousaphono
Manuel Randi chitarra-clarinetto
Christian Stanchina tromba-flicorno soprano
Fiorenzo Zeni sax soprano-clarinetto



Streich
Antiche musiche da ballo del Trentino

Streich
Trio Barocco

Registrazione live:
- Trento, Sala Società Filarmonica, 16.4.2010

Riprese video Stefano Menin, Luigi Tonezzer
Produzione NeumaMedia
Regia Renato Morelli
Anno 2010

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La presenza nelle valli del Trentino di decine e decine di suonatori di violino e basso che durante l'inverno abbandonavano le proprie case per percorrere strade, piazze e osterie d'Europa, è documentata sin dall'inizio del 1600. Lavoro faticoso e spesso ingrato, che comunque portava nei nostri paesi denaro liquido e permetteva scambi culturali e linguistici altrimenti impossibili. Veri e propri artisti, questi violinisti suonavano a memoria, lasciando pochissime tracce dei loro repertori. Un progetto di ricerca complesso e articolato, nato nel mondo accademico dell'Università di Bologna sotto la guida di un autorevole etnomusicologo, il prof. Roberto Leydi, e sviluppatosi nel corso degli anni, è ora affidato alla riflessione più ampia attraverso una specifica pubblicazione e trasformato in vero e proprio spettacolo per la fruizione anche gioiosa del grande pubblico. Il programma di ricerca della – che alle tradizioni musicali del Trentino ha dedicato una collana (fondata da Clemente Lunelli) – riserva ora un'apposita monografia (C.M.T. 28) dalla quale nasce lo spettacolo di questa sera. Una parte delle antiche musiche da ballo ritrovate a Vienna (Sonnleithner-Sammlung), ma provenienti da Trento, a Mala (Valle dei Mocheni) e a Tesero (Val di Fiemme) viene qui proposta in una formula spettacolare suggestiva: una prima versione 'popolare' è ripresa, a specchio, da un complesso 'colto' per sottolineare la forte connessione fra quei due mondi. Giovani virtuosi diplomati al Conservatorio di Trento sono i componenti il Trio barocco, violinisti di razza 'autentici' sono gli Streich, ovvero i Sonadur di Caffaro e Pergine, messi assieme con felice intuizione da Renato Morelli. Dalla Società Filarmonica di Trento un ringraziamento sincero al Club Inner Wheel che con il suo sostegno ha permesso la realizzazione di un complesso progetto culturale, capace di dare visibilità ad un particolare ma significativo capitolo della storia del Trentino.
Società Filarmonica di Trento Società Filarmonica di Trento Club Inner Wheel Trento, Antonio Carlini Direttore artistico della Società Filarmonica di Trento.



Gelindo sulla rotta dei magi
Sacra rappresentazione per cantastorie, stellari e voci gregoriane

Registrazione live
- Don, Chiesa S. Brigida, 22 dicembre 2010

Cantastorie Nicola Endrizzi, Gilberto Francisci
Stellari Cles, Don, Amblar, Romeno
Voci gregoriane Gruppo vocale K.L. Feininger
Luci Claudio Paolazzi
Organizzazione Stefano Graiff
Coordinamento musicale Roberto Gianotti
Riprese video Stefano Menin, Luigi Tonezzer
Produzione NeumaMedia
Ideazione e regia Renato Morelli
Anno 2010

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L’idea centrale di GELINDO sulla rotta dei magi si basa sulla presentazione-confronto dei canti della Stella nella loro duplice versione, rispettivamente “popolare” (eseguiti secondo modalità tradizionali da cantori popolari “spontanei”) e “colta” (ovvero le rispettive versioni laudistiche eseguite dai cantori gregoriani “professionali” del gruppo Laurence K. J. Feininger). Il tutto attraverso la narrazione del Gelindo, il testo teatrale natalizio più conosciuto nella tradizione popolare, letto e rappresentato – a partire dai primi anni dell'Ottocento – nelle stalle, negli oratori, nelle chiese, nei teatrini di tutta l’Italia centro-settentrionale (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia, Toscana). Il suo protagonista è l’umile pastore Gelindo, attraverso il quale viene visto e vissuto tutto l’episodio evangelico del Natale. I cantastorie lo hanno poi “adottato”, contribuendo, nel canto, alle sue fortune in tutta l'Italia settentrionale e centrale.
In ogni caso esistono precise relazioni tra i testi dei Gelindi e i canti utilizzati in numerose  varianti della Stella in tutto l’Arco Alpino. Al fenomeno del Gelindo, Roberto Leydi (decano dell’etnomusicologia italiana, recentemente scomparso) ha dedicato il suo ultimo volume (Gelindo ritorna, Omega edizioni, 2001, con prefazione di Umberto Eco, che da ragazzo aveva recitato nel Gelindo dei Capuccini di Alessandria).
GELINDO SULLA ROTTA DEI MAGI è dunque una sacra rappresentazione “per cantastorie, stellari e voci gregoriane”, che fa riferimento ad una edizione da cantastorie del primo Novecento (fatta stampare presso la tipografia Vicenzi di Bassano da Stefano Fusi di Ponte Caffaro).
Gelindo e i vari personaggi sono interpretati da Nicola Endrizzi, Gilberto Francisci (Filo Amicizia Romeno).
I canti della Stella che hanno precise relazioni con questo testo del Gelindo, vengono eseguiti rispettivamente dal Coro voci bianche della scuola C. Eccher di Cles diretto da Chiara Biondani, dal Gruppo bambini di Don, dal Coro parrocchiale di Don e Amblar diretto da Aldo Lorenzi, dal Coro S. Romedio di Romeno diretto da Luigi Deromedis. Infine – dal momento che alcuni di questi canti derivano direttamente dalle raccolte laudistiche “a travestimento spirituale” elaborate dal Concilio di Trento – il gruppo vocale Laurence K. J. Feininger esegue le rispettive versioni gregoriane controriformiste.
GELINDO SULLA ROTTA DEI MAGI si configura dunque come un itinerario ragionato sulla religiosità popolare natalizia, dalla controriforma alla tradizione orale contemporanea; una piacevole riscoperta – in chiave teatrale, musicale - di un repertorio "di confine" fra popolare e colto, scritto e orale, sacro e profano, che nelle pieghe della storia è riuscito a sopravvivere – con alterne vicende – fino ai nostri giorni.
Canti eseguiti: Gesù bambino è nato, Fra l’orrido rigor, È nato il Redentor, Puer natus, Dolce felice notte, L’unico figlio, Verbum caro, Angeli correte subito, Noi siamo i tre Re dell’Oriente.



L’ATHOS di Fallmerayer

Riprese video Renato Morelli, Stefano Menin
Montaggio Stefano Menin
Regia e produzione Renato Morelli
Anno 2010

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Il grande orientalista Jakob Philipp Fallmerayer (1790 – 1861), nato a Tschötsch (Brixen), è stato a lungo incompreso e odiato in Grecia, dove però – recentemente – viene rivalutato, riscoperto e „riabilitato“.
Il film presenta un’intervista con Phaidon Hadjiantoniou (architetto e restauratore – per conto del ministero Greco e dell’UNESCO – dei monasteri del Monte Athos) che sta traducendo (per la prima volta dal tedesco al greco) i due capitoli sul Monte Athos contenuti nel volume di Fallmerayer Fragmente aus del Orient.
Nella prima parte dell’intervista Hadjiantoniou ricostruisce il viaggio di Fallmerayer nel 1841 sul Monte Athos alla ricerca di documenti su Alessio III di Trebisonda, il grande Comneno della dinastia bizantina, finanziatore del monastero atonita Dionisiu. Trovata la pergamena che cercava, Fallmerayer si concentra quindi sul resto del Monte Athos descrivendo in particolare non tanto l’architettura (come facevano di solito i suoi contemporanei) ma gli aspetti teologici e soprattutto l’organizzazione sociale: una sorta di democrazia ante litteram, con l’elezione ogni anno di quattro rappresentanti dei venti monasteri.
Nella seconda parte dell’intervista Hadjiantoniou si sofferma invece sui motivi dell’odio e dell’incomprensione suscitata in Grecia da Fallmerayer: nella sua opera Fragmente aus del Orient aveva infatti dimostrato come i greci non avessero più nelle loro vene il sangue greco antico e che il ripristino della Grecia classica fosse in realtà un mito privo di fondamento. Dichiarazioni queste, pronunciate appena un decennio dopo la nomina a primo Re di Grecia (dopo la vittoria sui turchi) del bavarese Ottone I di Wittelsbach, secondogenito di Lodovico I di Baviera. In sostanza tutto il movimento nazionalista panellenico è nato contro le affermazioni di Fallmerayer. Lo stesso Konstandìnos Paparrigòpulos, il più autorevole storico greco, ha impostato le sue numerose opere proprio per contrastare Fallmerayer.
Nel suo lavoro di traduzione in greco – dopo quasi due secoli – Hadjiantoniou ha invece avuto modo di apprezzare la scientificità, l’estremo interesse e la grande attualità dell’opera di Fallmerayer: un’opera che ... «tutti i greci dovrebbero leggere».



VOCI ALTE
Tre giorni a Premana

Riprese video Alessandro Cristofoletti, Stefano Menin, Renato Morelli, Luigi Tonezzer
fonico e montaggio Stefano Menin
durata 44'
Regia e produzione Renato Morelli
Anno 2011

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titolo VOCI ALTE
sottotitolo Tre giorni a Premana
regia Renato Morelli
fotografia Alessandro Cristofoletti, Stefano Menin, Renato Morelli, Luigi Tonezzer
fonico e montaggio Stefano Menin
produzione Renato Morelli
anno 2011
durata 44'
formato video PAL
formato proiezione mini HDV 1080/50i
schermo 16:9
versioni italiano, inglese, tedesco, francese

Premana, il più alto paese della Valsassina (Nord Italia, provincia di Lecco), è il maggior produttore mondiale di forbici. Oltre all'artigianato del ferro e dei coltelli, vanta una particolare tradizione di canto polivocale, che esplode in alcuni giorni del ciclo dell'anno.
Una peculiarità esclusiva di Premana è il Tìir, uno stile di canto urlato, potente, lento e sostenuto, nella tessitura acuta, al limite del grido. Il film documenta i tre giorni più significativi per la tradizione del canto premanese: Past (8 augusto), Corpus Domini (6 giugno) Tre Re (5 gennaio).

Primo giorno: PAST (8 agosto)
Nelle montagne sopra Premana ci sono 12 alpeggi. Durante la stagione estiva le donne e i bambini si trasferiscono qui, per pascolare il bestiame, lavorare il latte, fare il burro e il formaggio. Al termine del periodo di monticazione, ogni alpeggio organizza il PAST, un grande pasto rituale, al quale partecipano gli alpigiani locali e limitrofi. Dopo il pranzo inizia la festa, con l’esplosione dei canti tradizionali che coinvolge tutta la comunità e che dura fino a notte inoltrata.

Secondo giorno: CORPUS DOMINI (6 giugno)
Per la processione del Corpus Domini, il centro storico di Premana subisce in pochissimo tempo una trasformazione radicale. Fin dalle prime ore del mattino, tutto il percorso processionale viene interamente ricoperto e addobbato con drappi, lenzuola, tendaggi, quadri, pizzi, fiori freschi.
La processione è aperta dalle antiche confraternite. I canti sono quelli previsti dalla liturgia.
Conclusa la processione, prima di pranzo tutti gli addobbi vengono velocemente smontati.

Terzo giorno: TRE RE (5 gennaio)
La vigilia dell'Epifania, i “coscritti” ventenni, a cavallo, vestiti da Re Magi, guidano il corteo dei cantori attraverso le vie del centro storico. Ad ogni fermata viene intonato il tradizionale canto di questua, eseguito con grande intensità da tutta la comunità.
Il giorno dell'Epifania, il canto dei Tre Re esplode per l'ultima volta all'interno della chiesa, coinvolgendo tutte le "voci alte" di Premana.



Ziganoff jazzmer band
A Gezele Vayn

Registrazione live:
- Bolzano, Teatro comunale di Gries, lunedì 10 ottobre 2011

Riprese video Sandro Boni, Stefano Menin, Luigi Tonezzer
Montaggio e regia Stefano Menin
Anno 2011

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Registrazione live, lunedì 10 ottobre 2011, Bolzano, Teatro comunale di Gries.
Concerto organizzato dall’Associazione - Verein “Il Nostro Spazio - Ein Platz für uns”, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale proclamata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
A circa un anno dal debutto, l’affiatamento e le sinergie musicali fra i vari componenti della ZIGANOFF-jazzmerband si sono notevolmente affinate, maturando e “metabolizzando” progressivamente una profonda consapevolezza del progetto. Questo grazie anche a una significativa serie di concerti, a partire dal fortunato abbinamento con il nuovo film di Mihaileanu «Il concerto», proseguendo poi con le rassegne Fiemme Ski JazzSolstizio d’estateSwingonsnow, le partecipazioni alla Giornata della Memoria, alla Giornata mondiale della salute mentale, fino al prestigioso Treibhaus di Innsbruck.

PROGRAMMA
1. A Glezele Vayn tradizionale klezmer


2. Douce Ambiance Reinhardt

3. Lebedik tradizionale klezmer

4. Bei Mir Bistu Shein Jacob-Chain-Chaplin

5. Einladung Tsum Tans tradizionale klezmer

6. Minor Swing Reinhardt-Grappelli

7. Trello Hasaposervico tradizionale klezmer

8. Nuages Reinhardt

9. Oci Ciornie tradizionale

10. Hora-Der Gash Nigun tradizionale klezmer

11. Sweet Georgia Brown Bernie-Pinkard-Casey

12. Firn di Mekhutonim Aheym tradizionale klezmer

13. All of Me Marks-Simons

14. Koilen-Silberne Khasene-Bella Ciao tradizionale klezmer