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È stato pubblicato su "Archivio di Etnografia" il mio saggio: 
MUSICHE A MEMORIA-Pietro Sassu e il Trentino, fra ricerca,
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Nato a Trento nel 1950, studia musica (Conservatorio di Trento) e scienze sociali presso la locale Università dove nel 1976 si laurea a pieni voti con la tesi: Musica e razionalità nella società occidentale (La sociologia della musica di Max Weber e Kurt Blaukopf). Concezioni della musica e sistemi pedagogici.


Per completare la tesi di laurea ottiene nel 1975 una borsa ministeriale in Ungheria, mirata a studiare il sistema Kodaly di educazione musicale. Presso il Nepmüvelesi Inteset (Istituto per la cultura popolare) di Budapest incontra Sebö Ferenc, giovane architetto-musicista (oggi accademico delle scienze) fortemente impegnato nella riscoperta-riproposta dell'identità musicale tradizionale magiara. Con lui inizia una ricerca sui repertori musicali popolari ungheresi, ebraici e balcanici, studiando in particolare le opere di Bela Bartok, segnatamente i manoscritti originali dalle campagne di rilevamento, conservati presso il museo Bartok di Budapest; un impatto "forte" con la musica etnica, destinato a lasciare tracce indelebili.


Tornato infatti a Trento con l'esigenza di approfondire gli studi etnomusicologici, dopo la laurea matura l'idea di dar vita ad un Centro studi in grado di attivare inedite sinergie culturali fra l'Università ed il Conservatorio, creando una sorta di ponte ideale fra due istituzioni all'epoca distanti e reciprocamente "impermeabili". L'idea viene subito recepita favorevolmente da Andrea Mascagni (direttore del Conservatorio) e da Paolo Prodi (rettore dell'Università). Viene così fondato il Centro per l'Educazione musicale e la Sociologia della musica (d'ora in poi Cemsm), un'istituzione pubblica trentina che attiva subito due ricerche, rispettivamente sociologica (L'educazione musicale in Provincia di Trento) ed etnomusicologica (Il patrimonio musicale popolare nel Trentino). La direzione del Cemsm viene affidata a Luigi Del Grosso Destreri (relatore alla tesi di laurea). Per la ricerca etnomusicologica viene chiamato Pietro Sassu, il quale predispone un progetto organico, impostato su basi scientifiche, concentrato di volta in volta su specifiche aree (le vallate o i singoli paesi), con registrazioni fonomagnetiche in grado di costituire una soddisfacente documentazione sonora, seguita dalla redazione di trascrizioni musicali, di analisi formali e di studi antropologico-musicali sulle singole realtà locali indagate. Una scuola fondamentale per Morelli, che attiva subito assieme al "maestro" una campagna sistematica di rilevamenti "sul campo" in varie località del Trentino (Val di Fiemme, Val di Fassa, Val di Cembra, Piné, e sopratutto Tesino); nel corso di questa esperienza "forte", matura con Sassu un profondo rapporto di amicizia ed un intenso sodalizio professionale, destinato a crescere e consolidarsi progressivamente per tutti gli anni successivi (fino alla prematura scomparsa di Sassu, avvenuta nel luglio 2001).


Durante questa prima campagna di ricerca in Trentino, matura l'esigenza di documentare visivamente il "contesto" all’interno della quale la musica popolare viene eseguita (sul modello dei film-ricerca di Alan Lomax e Diego Carpitella, ma anche in risposta all'appello di "urgent anthropology" lanciato nel 1973 dal IX Congresso Internazionale di Scienze Antropologiche ed Etnologiche di Chicago); esigenza suggerita anche dalla sproporzione tra documentazione sonora e documentazione visiva, nell’ambito delle ricerche sulla musica popolare italiana.


Questa esigenza però risulta sempre meno compatibile con la direzione del Cemsm e così, nel 1978, si iscrive al concorso, bandito dalla RAI, per programmista-regista presso la sede regionale di Trento (in seguito all'istituzione della Terza Rete RAI, a vocazione culturale e regionale); vinto il concorso lascia quindi il Cemsm (che dopo qualche anno verrà definitivamente chiuso) intravvedendo nella RAI anche una grande opportunità per iniziare quel lavoro sistematico di ricerca e documentazione cinematografica sulla cultura popolare trentina, non realizzabile all'interno dell'Università.

Un lavoro durato circa un decennio (esteso in seguito anche all'Arco alpino, Sardegna e America latina), mirato a coniugare il rigore della ricerca scientifica con la specificità propria del mezzo cinematografico-televisivo. Un lavoro svolto in piena collaborazione con il responsabile della Struttura Programmi RAI Franco Ziliotto ed in stretto rapporto con alcune istituzioni locali (soprattutto l'Istituto Culturale Ladino Majon de Fasegn di Vigo di Fassa, con il quale riesce ad attivare sinergie mirate di collaborazione e coproduzione).

Un lavoro che ottiene significativi riconoscimenti.


In questo contesto propone alla Terza Rete Rai l'idea di curare una Rassegna Televisiva sulle Tradizioni Popolari Regionali, alla quale partecipano una ventina di documentari, prodotti dalle sedi regionali RAI e da alcuni enti radiotelevisivi stranieri. Nel 1985 la rassegna viene dedicata monograficamente al tema delle Tradizioni popolari religiose, nel 1986 al Carnevale tradizionale; ogni singola puntata viene presentata in studio da Diego Carpitella, Roberto Leydi, Pietro Sassu.


Il lavoro cinematografico viene affiancato in questo periodo – oltre che dalla ricerca etnografica relativa ad ogni singolo film – anche da sistematici rilevamenti etnomusicologici “sul campo”, proseguendo e completando idealmente il progetto già varato nell'ambito del Cemsm: in queso caso l'attenzione si concentra sopratutto sulle due comunità linguistiche del Trentino orientale, rispettivamente germanofona della Val dei Mòcheni e ladina di Fassa.


L'impegno nella documentazione cinematografica viene contestualmente supportato da una riflessione metodologica sul film etnografico ed etnomusicologico, con particolare attenzione agli sviluppi dell’antropologia visiva; riflessione che si traduce in pubblicazioni specifiche ed anche in attività didattica con seminari presso le Università di Bologna, Roma, Siena e la Scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano.


In occasione dell'Anno Europeo della Musica 1985, la SIE (Società Italiana di Etnomusicologia, della quale è socio) propone un'indagine sul canto liturgico e paraliturgico di tradizione popolare in Italia. Assieme a Pietro Sassu, conduce quindi una ricerca "sul campo" (in Sardegna, Sicilia, Campania, Liguria), gli esiti della quale vengono raccolti rispettivamente nella collana discografica Sardegna, Confraternite delle voci, nel cofanetto di 4 LP con volume allegato Canti liturgici popolari italiani, ed infine nel film Su Concordu-Settimana santa a Santulussurgiu, che ha ottenuto il premio Fulchignoni all’8° Bilan Du Film Ethnographique (Parigi 1989)


A partire dagli anni Novanta si registrano crescenti difficoltà in Rai a proseguire questo proficuo lavoro di produzione, anche in seguito al trasferimento a Roma di Franco Ziliotto; diventa quindi maturo il tempo di ritornare all'antropologia "scritta", sistemando il materiale fin qui raccolto. Pubblica così diversi saggi di antropologia visiva, etnografia, e sopratutto etnomusicologia, concludendo in questo modo anche le due ricerche sulle comunità linguistiche del Trentino orientale.


Nel 1996 esce Identità musicale della Val dei Mòcheni. Canti e cultura tradizionali di una comunità alpina mistilingue, pubblicato dal Museo degli usi e costumi della gente trentina di S. Michele all’Adige e dall'Istituto Culturale Mòcheno Cimbro. Il volume (con CD allegato) ottiene tre significativi riconoscimenti: il Cardo d'argento al premio ITAS (Trento, 1997), il premio Costantino nigra (Torino, 1999) e il Premio etnia arberesce (San Paolo Albanese (PZ), 1999).


L’anno successivo escono i due volumi con CD allegato Musica e canto popolare in Val di Fassa, pubblicati dall’Istituto Culturale Ladino Majon de Fasegn di Vigo di Fassa.

Nel 1998 pubblica assieme a Cesare Poppi il volume Santi, spiriti e Re. Mascherate invernali nel Trentino fra tradizione, declino e riscoperta, che sintetizza vent'anni di ricerca sul ciclo rituale invernale (dal Carnevale, al Tratomarzo, ai canti della Stella con l'usanza dei tre Re), presentato ed indagato in un'opera di sintesi (storica, comparativa ed etnografica) che ne evidenzia l'articolazione in varianti.


Dal 1992 al 1996 insegna Antropologia culturale come professore a contratto presso l'Università di Trento, Facoltà di Sociologia, tenendo seminari di Antropologia visiva.


Contestualmente matura l'idea e la necessità di dar vita ad un data base informatico in grado di raccogliere e catalogare le fonti orali, documentate su vari supporti non cartacei (registrazioni di canti, interviste, riprese video-cinematografiche, fotografie, etc.). Nel 1998 fonda così APTO (Archivio Provinciale Della Tradizione Orale) istituito dalla Provincia Autonoma di Trento. Responsabile scientifico di APTO, dalla fondazione fino al 2000, predispone - oltre al progetto generale - i criteri metologici in riferimento sopratutto all'Archivio della Comunicazione Orale (ACO) della Regione Lombardia, fondato da Roberto Leydi e diretto da Bruno Pianta. Fra gli esiti più significativi di questa fase, i due volumi della serie Quaderni Trentino Cultura: "Dolce felice notte..." e Storie di Praso.


Dal 1999 al 2001 lavora - su incarico dell’Istituto Culturale Ladino Majon de Fasegn di Vigo di Fassa - alla realizzazione dei 60 film uniconcettuali da inserire nel Sistema di Supporto Multimediale, uno degli aspetti più significativi del nuovo Museo ladino di Fassa, inaugurato nel luglio 2001.


Nel 1999 fonda il progetto culturale-musicale (Klezmer, tzigano, trentino) Destràni taràf (“Orchestra della nostalgia”), pubblicando in seguito due CD (MINORdANZE, De..STRANI CONFINI), effettuando numerosi concerti, in Italia e all’estero (Scozia, Romania, Croazia, Messico, Ungheria, Slovacchia, Tunisia, Austria), partecipando a vari festival, rassegne, progetti teatrali, musicali, cinematografici e televisivi.


Nel 2004 è docente nel corso Master Comunicazione per eventi – Progettazione e produzione di eventi culturali, Facoltà di Lettere e Filosofia – Alta scuola in Media Comunicazione e Spettacolo, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Nel 2006 è docente di Etnomusicologia nel corso Master Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale locale – Progettazione e produzione di eventi culturali”, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Università degli Studi dell'Insubria, Como


Nel 2005 realizza il DVD TRENTINO Danze della tradizione, (consulenza scientifica di Placida Staro), prodotto dall’Assessorato all’Emigrazione e Solidarietà internazionale della Provincia Autonoma di Trento, con l'obiettivo di mettere a disposizione delle comunità trentine emigrate all'estero, ma anche di Istituti di cultura italiana all'estero (o di Enti ed Istituzioni culturali straniere) una banca dati con informazioni circostanziate relative ai patrimoni di danza tradizionale trentina.


A partire dal 2004 cura l’ideazione e la direzione artistica dei festival culturali-musicali: Minoranzèro Breviario europeo sugli altri oltre il confine (un festival di letteratura musica teatro cucina, delle minoranze), Canti sotto la Stella (rassegna dei canti rituali di questua natalizio-epifanici nell’arco alpino), Voci di silenzio sottile (Suggestioni canore di una storia millenaria).

Nel 2006 cura l’ideazione e la regia di Oi dáimones (I demoni) Suoni Danze Suggestioni per sette carnevali arcaici e narratore, testi Cesare Poppi, narratore Andrea Brunello, produzione Istituto Culturale Ladino Trentino Spa.